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La relazione intende mettere a fuoco le caratteristiche dello ius publicum alimentarium come diritto della pos-modernità, legato a contesti di vulnerabilità” (id est, mercato dei consumatori). Ad opinione di chi scrive il diritto alimentare rappresenta infatti l’esempio paradigmatico della svolta avvenuta nel paesaggio giuridico della nostra epoca, nel quale il “sociale” è componente ineliminabile e presenza condizionante del diritto, con tutte le conseguenze che ovviamente ciò comporta a livello di complessità. La sua complessità deriva essenzialmente dalla regolazione di interessi dai confini incerti e indeterminati, dall’approccio olistico che regola la materia anche alla luce delle più recenti normative sovranazionali, dalla governance multilivello riferita a contesti globali nei quali valutazione e gestione del rischio richiedono l’applicazione dei principi tipici della pos-modernità, (precauzione e proporzionalità), dalla varietà delle misure e degli strumenti regolatori che vedono la partecipazione di soggetti privati, accanto a quelle dei pubblici poteri. Tutto questo sarà sviluppato a partire dalla distinzione e intersezione delle “due anime” che caratterizzano il diritto alimentare: food security e food safety.

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In questo contributo, si rivolge l’attenzione al tema della tutela giudiziaria dei diritti nei confronti di Europol e Frontex. L’idea di fondo è che l’incremento delle funzioni assegnate alle due agenzie in parte abbia indotto, e in parte potrebbe indurre, trasformazioni significative di aspetti consolidati dell’azione di annullamento e di quella risarcitoria. Ciò emerge da tre controversie recentemente sottoposte alla Corte di giustizia in qualità di giudice d’appello e da alcune norme legislative adottate negli ultimi anni. Sebbene la portata di queste evoluzioni non sia ancora del tutto definita, esse segnalano comunque l’esigenza che le disposizioni di rango primario sulle due azioni siano talvolta integrate, in via legislativa o interpretativa, facendo riferimento ad altre norme del Trattato o a principi da esso desumibili.

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L’articolo affronta l’evoluzione del concetto di sicurezza nel diritto amministrativo, dimostrando come la sicurezza ambientale sia divenuta, ormai, una componente centrale dell’ordine pubblico, fondata sui principi di prevenzione, precauzione e sostenibilità, rafforzati dalla riforma dell’art. 9 Cost. e dal diritto europeo. L’analisi considera, tra l’altro, i principali ambiti in cui questa nozione opera (come la sicurezza alimentare, il controllo delle emissioni industriali e la responsabilità per danno ambientale) evidenziando il ruolo dei poteri di ordinanza e delle misure preventive e riparative contenute nel Testo unico dell’ambiente. Sono, infine, discusse le criticità nell’individuazione dei soggetti obbligati e l’instabilità del sistema, che richiede, al giorno d’oggi, un equilibrio tra tutela ambientale, salute pubblica e interessi economici, in una prospettiva intergenerazionale.

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La fiducia è stata inserita dal legislatore tra i principi cardine del Codice dei contratti pubblici del 2023. Essa ha importanti implicazioni sui rapporti tra i soggetti che a vario titolo sono chiamati all’applicazione delle norme codicistiche: giudici, operatori economici, funzionari-decisori pubblici e vertici dell’Amministrazione. Dall’esame della giurisprudenza più recente, emerge come la fiducia sia diventata criterio prioritario di interpretazione utilizzato dai Giudici nei giudizi di legittimità e di responsabilità e sia stata assunta a elemento portante dei rapporti tra decisori pubblici e operatori economici nonché tra funzionari e vertici amministrativi. In quest’ultimo caso, la fiducia è considerata quale rimedio a fenomeni comportamentali quali la c.d. burocrazia difensiva che determinano un calo di efficienza amministrativa. L’assunzione della fiducia a principio pone tuttavia diverse criticità per le sue possibili ricadute in termini di minori garanzie per gli operatori economici nel contesto di tutela giurisdizionale. Dal punto di vista comportamentale, poi, il nuovo principio, specie se letto con la nuova normativa in tema di conflitto di interessi, può comportare il rischio di condotte opportunistiche da parte dei decisori pubblici.

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L’articolo analizza i profili di responsabilità civile e amministrativa connessi all’impiego dell’intelligenza artificiale, evidenziando l’impostazione antropocentrica e basata sul rischio che caratterizza l’ordinamento europeo e nazionale. Vengono esaminate le principali aree di responsabilità e le difficoltà probatorie relative alla colpa e al nesso causale. Sono inoltre richiamate le iniziative normative europee, tra cui il Regolamento sull’IA e la disciplina sui prodotti difettosi, sottolineando l’esigenza di un intervento sistemico in grado di assicurare una tutela effettiva senza frenare l’innovazione. L’articolo affronta anche le criticità connesse all’eventuale attribuzione della personalità giuridica ai sistemi autonomi di intelligenza artificiale. Particolare attenzione è dedicata alla responsabilità della pubblica amministrazione nell’utilizzo di sistemi di IA e alla complessa configurabilità della responsabilità amministrativa, condizionata sia dall’opacità tecnica di tali sistemi, sia dalla restrizione normativa della colpa grave e dalla frammentazione dei soggetti coinvolti.

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L’“America’s AI Action Plan” stabilisce le linee strategiche e di policy dell’amministrazione americana in materia di deregulation, investimenti e sviluppo dell’intelligenza artificiale, potenziando l’azione degli operatori privati e riducendo al minimo l’intervento pubblico. L’Action Plan si distingue per l’abbandono del criterio, seppur minimo, di prudenza previsto dall’Executive Order n. 14110, emanato durante la presidenza Biden e successivamente revocato il 20 gennaio 2025, giorno dell’Inauguration Day e dell’avvio del secondo mandato presidenziale di Donald J. Trump. Il piano è stato concepito come una duplice sfida: da un lato nei confronti della Cina, individuata quale principale concorrente, e dall’altro verso l’Europa, ritenuta mera produttrice di norme e, pertanto, fonte di ostacolo. L’obiettivo dichiarato consiste nel trasformare la corsa all’intelligenza artificiale in una moderna “corsa all’oro”, rievocando il mito della ricchezza americana di fine Ottocento, in coerenza con lo slogan elettorale di Trump “Make America Great Again”.

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La semplificazione, intesa come speditezza dei tempi procedurali, costituisce uno dei principali obiettivi perseguiti con il d.lgs. n. 190/2024. Tale obiettivo, nel caso della procedura abilitativa semplificata (PAS), è stato perseguito facendo ricorso all’istituto del silenzio assenso, il quale è stato previsto al fine di sollecitare soprattutto l’eventuale espressione di atti di dissenso motivato in sede di conferenza di servizi, entro termini ben definiti. Tuttavia, la disciplina della PAS presenta alcuni elementi distonici. In particolare, tale disciplina contiene regole speciali derogatorie rispetto a quelle previste dalla l. n 241/1990 in tema di conferenze di servizi, che impediscono un dialogo tra il soggetto proponente e le Amministrazioni che tutelano interessi ‘sensibili’ dissenzienti e non rendono configurabile una ponderazione tra l’interesse alla massima diffusione delle energie rinnovabili e gli interessi pubblici ‘sensibili’.

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L’articolo indaga le contraddizioni dei servizi pubblici economici, attraverso gli esempi paradigmatici dei servizi pubblici locali e delle comunicazioni elettroniche. Pur partendo da opposte situazioni di mercato e impostazioni di regolazione, questi servizi si connotano per un divario tra prestazioni rese e diritti degli utenti, quanto alla qualità dei servizi locali e all’universalità della connessione. Emerge poi un una strutturale inadeguatezza del monitoraggio e della valutazione, che pure sono poste al centro della recente riforma servizi dei pubblici locali, così come della programmazione finanziaria e delle attività di realizzazione delle infrastrutture, quanto ai servizi di comunicazione elettronica.

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Lo scopo di questo studio è di analizzare in modo completo i concetti fondamentali dell’origine e dell’evoluzione del diritto. La metodologia di ricerca si è basata su un approccio analitico qualitativo, che ha comportato una revisione sistematica e un confronto di un’ampia gamma di letteratura scientifica sulla filosofia del diritto, sulla storia del pensiero giuridico, sulla sociologia del diritto e sul diritto comparato. I principali risultati dello studio hanno incluso l’analisi delle caratteristiche essenziali della teoria del diritto naturale, con il suo focus su principi morali oggettivi, del positivismo giuridico, della scuola storica del diritto e della scuola sociologica del diritto. Lo studio ha mostrato che l’evoluzione dei concetti giuridici chiave – tra cui giustizia, diritti umani, proprietà, obbligazioni contrattuali e punizione – è stata caratterizzata da trasformazioni significative sotto l’influenza dei mutamenti sociali, economici, politici e filosofici. L’indagine comparata delle istituzioni nelle diverse ordinamenti giuridici ha messo in evidenza sia tendenze generali, come l’umanizzazione del diritto penale, sia rilevanti differenze determinate dalla storia e dalla cultura. Al fine di favorire un’efficace produzione normativa, un’adeguata applicazione della legge e sistemi giuridici equi, lo studio ha cercato di comprendere più a fondo le origini e lo sviluppo del diritto. I risultati hanno contribuito a creare una comprensione olistica della complessità giuridica.

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Le società contemporanee affrontano transizioni permanenti che mettono in discussione i paradigmi tradizionali del diritto amministrativo. Concepite per contesti stabili, le procedure classiche faticano a governare sistemi complessi che richiedono un adattamento continuo. Lo studio propone alcune riflessioni preliminari su come il diritto amministrativo italiano potrebbe evolversi per rispondere a tali sfide, prendendo come riferimento comparato il Model Adaptive Management Procedure Act (MAMPA) statunitense, proposto da Robin Kundis Craig e J.B. Ruhl nel 2014. Utilizzando il MAMPA come quadro di confronto, l’analisi esamina i potenziali e i limiti dell’integrazione di logiche adattive nel sistema giuridico italiano. Partendo dalle istituzioni “pre-adattive” già presenti in settori come quello farmaceutico, l’accreditamento sanitario e la gestione delle acque, lo studio individua tanto le opportunità quanto i vincoli di una riforma sistematica.

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