La trasformazione digitale della pubblica amministrazione impone un ripensamento profondo delle relazioni tra i livelli di governo nei sistemi multilivello. Il processo di digitalizzazione dell'Italia richiede la cooperazione tra Stati, Regioni ed enti locali per garantire sostenibilità, interoperabilità e inclusione. Il quadro mira a creare un nuovo ecosistema digitale nazionale basato sulla complementarità, sulla condivisione dei dati, su infrastrutture interoperabili e su piattaforme supportate da meccanismi finanziari nazionali ed europei. Questa cooperazione oscilla tra oscilla tra modelli paritari e forme di coordinamento più centralizzate, nelle quali riemerge il ruolo dello Stato centrale attraverso la competenza esclusiva in materia di coordinamento informatico e i meccanismi di finanziamento. Accanto all’asse Stato-Regioni, assume crescente rilievo la dimensione comunale, caratterizzata da iniziative strutturali e forme di collaborazione funzionale, episodica, che rischiano di produrre un’Italia digitale a due velocità. Il confronto con il federalismo tedesco evidenzia analogie e criticità: pur disponendo di una base costituzionale per la cooperazione digitale e di strumenti di raccordo, la Germania affronta ancora una forte frammentazione operativa, ritardi nella digitalizzazione dei servizi e limiti derivanti dall’autonomia dei Länder. Nel complesso, emerge un modello cooperativo in trasformazione, che deve bilanciare autonomia e coordinamento, efficienza e partecipazione, con l’obiettivo di realizzare un ecosistema digitale realmente integrato e capace di sostenere innovazione e coesione territoriale.
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Il contributo ricostruisce le ragioni dell’importanza della cooperazione tra Stato, Regioni ed enti locali non solo per il buon funzionamento del sistema amministrativo, ma anche per assicurarne la sua democraticità, passando in rassegna i principali aspetti da risolvere in vista di una sua piena attuazione. Essa, infatti, appare ancor più necessaria nel momento in cui il nostro Paese sembra aprirsi ad una autonomia differenziata anche all’interno delle Regioni a statuto ordinario.
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Il contributo affronta il tema della gestione dei beni immobili pubblici nelle città, quale funzione essenziale della più ampia azione pubblica finalizzata a garantire uno sviluppo urbano sostenibile e inclusivo. Esso evidenzia la carenza attuale di adeguate soluzioni in grado di promuovere un coordinamento efficace tra le scelte delle amministrazioni titolari di beni, indispensabile per superare la frammentazione gestionale e delineare strategie unitarie di valorizzazione e rigenerazione territoriale. Sono quindi analizzati i possibili strumenti di coordinamento, tanto procedimentali quanto programmatici, da utilizzare quali potenziali leve per costruire visioni condivise nella gestione del patrimonio immobile pubblico.
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Il contributo analizza l’importanza della cooperazione energetica, evidenziandone il ruolo strategico nella sicurezza dell’approvvigionamento, la quale riveste anche una valenza economica, giuridica e sociale. Partendo dal caso concreto del blackout che ha interessato la Spagna, e dalla regolazione amministrativa multilivello italiana, si approfondisce il principio di leale cooperazione, in rapporto con sostenibilità e solidarietà. La cooperazione, sia tra amministrazioni centrali e locali, sia tra pubblico e privato, emerge quale leva fondamentale per attuare efficacemente le politiche sulle energie rinnovabili. Essa consente di bilanciare correttamente tutti gli interessi pubblici in gioco, affrontando al contempo sfide complesse quali la povertà energetica e la tutela del consumatore.
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Il contributo analizza l’evoluzione della cooperazione amministrativa quale strumento di rafforzamento della capacità amministrativa degli Stati membri, mediante scambio di informazioni, funzionari e formazione comune, da attuare oggi necessariamente su piattaforme digitali per una buona amministrazione digitale dell’Unione. Si analizzano i Gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT) transfrontalieri tra amministrazioni e organismi pubblici per la realizzazione di progetti e servizi d’interesse comune. La continuità con le forme di cooperazione e i modelli organizzativi risalenti all’esperienza giuridica ottocentesca viene evidenziata nei sistemi a rete, ove l'intelligenza artificiale permette di accrescere capacità e conoscenze, favorendo l'innovazione e le sperimentazioni digitali. Tale evoluzione confluisce negli Spazi europei di dati, che permettono di realizzare una cooperazione digitale avanzata basata su interoperabilità e condivisione di dati settoriali in ambiti strategici, tra cui la sanità, con usi primari e secondari dei dati per cura e ricerca, e i contratti pubblici, con piattaforme di e-procurement che favoriscono correttezza e fiducia digitale nel perseguimento del risultato della buona amministrazione.
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Questo articolo analizza i livelli e gli ambiti di cooperazione interterritoriale in Spagna tra lo Stato e le Comunità Autonome, nonché tra le Comunità Autonome stesse. Inizia delineando le caratteristiche generali dello Stato autonomico spagnolo e poi spiega un aspetto piuttosto atipico: il fatto che la struttura territoriale non sia integrata nella Costituzione, ma si sia sviluppata sulla base delle procedure stabilite nella Costituzione stessa. La Costituzione spagnola presuppone quindi una configurazione procedurale che rende difficile stabilire al suo interno meccanismi di cooperazione tra lo Stato e le Comunità Autonome che non siano direttamente inclusi come tali nel testo costituzionale. Si passa poi all’analisi dei diversi ambiti di cooperazione: i meccanismi per integrare la volontà delle comunità autonome nel processo decisionale statale; i meccanismi di cooperazione verticale tra lo Stato e le Comunità Autonome; la cooperazione orizzontale tra le Comunità Autonome stesse; i rapporti di cooperazione bilaterale tra lo Stato e ciascuna Comunità Autonoma, nonché la partecipazione di quest’ultima alla designazione degli organi statali; e, infine, la partecipazione delle Comunità Autonome agli affari europei. A tutti i livelli e in tutti gli ambiti di cooperazione, sono state sviluppate strutture non previste dalla Costituzione per compensare le carenze insite nella configurazione procedurale del testo costituzionale in materia territoriale. Nel complesso, si può affermare che queste strutture funzionano adeguatamente, sebbene in alcune di esse permangano carenze specifiche, che in misura maggiore o minore esprimono due fenomeni contrapposti. Da un lato, vi è la tensione tra un modello asimmetrico di Stato autonomico, sostenuto da partiti nazionalisti periferici, e un modello egualitario. D’altro canto, la mancanza di una cultura politica autonomista tra i partiti nazionali a livello statale tende a far sì che la loro posizione nei governi autonomici da loro presieduti venga utilizzata per opporsi al governo statale piuttosto che per difendere gli interessi delle loro comunità autonome.
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L’articolo presenta l’attuale organizzazione territoriale, la quale affonda le sue radici nella Rivoluzione del 1789. I concetti di décentralisation, che riguarda il trasferimento di competenze dallo Stato agli enti territoriali con organi eletti, e di déconcentration, che si riferisce al trasferimento delle funzioni esecutive dalle amministrazioni centrali alle amministrazioni locali, sono essenziali. I Comuni hanno una competenza generale per regolare gli affari locali, mentre i Dipartimenti e le Regioni hanno competenze specifiche definite dalla legge. La cooperazione intercomunale avviene principalmente attraverso gli enti pubblici di cooperazione intercomunale: comunità di Comuni, di agglomerazioni, comunità urbane e metropoli. I prefetti svolgono un ruolo cruciale nel coordinamento delle amministrazioni. Per quanto riguarda la sociologia della cooperazione amministrativa, la pratica del cumulo dei mandati, in base alla quale un eletto può ricoprire più cariche a diversi livelli, è comune in Francia. Gli ingegneri, in particolare quelli dei ponti e delle strade, svolgono anche un ruolo centrale.
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Il contributo esamina la distribuzione delle competenze nel federalismo tedesco, prendendo le mosse dal principio della separazione e dell’autonoma responsabilità dei diversi livelli di governo, sancito dalla giurisprudenza costituzionale. L’analisi mette in luce come, in realtà, il sistema tedesco si configuri come un federalismo fortemente cooperativo, segnato da una crescente centralizzazione dei poteri a favore della Federazione. Dopo una sintetica illustrazione del riparto verticale delle competenze previsto dalla Legge Fondamentale, la ricerca approfondisce i principali aspetti della cooperazione multilivello, soffermandosi sugli effetti delle riforme del federalismo degli ultimi vent’anni, che hanno inciso in modo significativo sugli equilibri del sistema federale.
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Le città intelligenti in Svizzera fanno parte della tendenza alla trasformazione digitale delle amministrazioni pubbliche. Questi processi sono guidati dai Comuni. Quasi tutti gli aspetti della governance pubblica e dei servizi pubblici possono essere considerati parte di questi sforzi di digitalizzazione. Poiché i programmi per le Smart City sono progettati da autorità guidate democraticamente, e poiché questi programmi sono orientati agli obiettivi e incentrati sui clienti, si sostiene, nel presente contributo, che l’autonomia locale sia necessaria per una “buona” implementazione di una Smart City. Tuttavia, l’implementazione di processi digitali è per lo più giustificata da guadagni di efficienza ed efficacia. Sia la tecnologia come strumento, sia il ragionamento per l’implementazione di queste tecnologie potrebbero portare a processi di centralizzazione e, paradossalmente, a una perdita di autonomia locale. L’interesse delle autorità cantonali e federali a trasformare digitalmente l’amministrazione pubblica sta già portando alla perdita di autonomia dei comuni in numerosi settori. Sosteniamo che questa tensione, tra autonomia locale e ricerca di servizi pubblici efficaci ed efficienti, sia già presente nella Costituzione federale e che il sistema manchi di garanzie costituzionali. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per meglio coniare le possibili soluzioni, il presente scritto vuole suggerire alcune soluzioni che potrebbero aiutare a preservare l’autonomia locale.
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Nel corso del XXI secolo il mondo ha assistito a una serie di grandi crisi e emergenze come la pandemia COVID-19, i disastri naturali, gli attacchi terroristici e le crisi economiche che mettono in evidenza la necessità di una gestione efficace da parte delle autorità pubbliche per minimizzarne l'impatto e garantire la sicurezza. L'articolo esamina le pratiche e le esperienze di successo di altri paesi nella gestione delle crisi, concentrandosi su Nuova Zelanda, Spagna, Norvegia, Germania, Corea del Sud e Singapore. Sottolinea l'importanza della pubblica amministrazione nel mantenere la stabilità e la sicurezza durante le crisi. L'articolo sottolinea la necessità di una chiara condivisione delle informazioni, della cooperazione tra governo, organizzazioni non governative e pubblico, nonché dello sviluppo e del regolare aggiornamento dei piani di gestione delle crisi. Le tecnologie della comunicazione e dell'informazione sono anche cruciali per una rapida comunicazione e informazione pubblica e le conclusioni qui raggiunte potranno essere utilizzate a fini di ottimizzare le politiche pubbliche nella gestione delle crisi e delle emergenze.
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