Codice dei contratti pubblici

Lo scritto analizza l’applicazione di alcune istanze di semplificazione normativa verificate alla luce del caso studio rappresentato dal Codice dei contratti pubblici italiano, approvato con il decreto legislativo n. 36/2023. Nella prima parte, esso si sofferma sulla particolare posizione che assume il tema della semplificazione del linguaggio amministrativo e delle norme concernenti la pubblica amministrazione quale snodo fondamentale della dialettica tra esercizio del potere e svolgimento dei diritti democratici, al fine di sottolineare la peculiare rilevanza delle politiche di semplificazione normativa applicate alle disposizioni che regolano l’attività della pubblica amministrazione. Nella seconda parte, l’articolo analizza la tecnica di elaborazione del nuovo Codice dei contratti pubblici al fine di descriverne la genesi e gli elementi caratterizzanti sul fronte della rispondenza agli obiettivi di semplificazione normativa e miglioramento della chiarezza espositiva, anche alla luce dell’ultimo decreto correttivo del dicembre 2024. Il saggio conclude l’esposizione con alcune osservazioni critiche rispetto al disegno originario.

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Premessi cenni sui mutamenti della costituzione economica europea ed interna, l’articolo intende affrontare l’evoluzione della funzionalizzazione del contratto per finalità ambientali, con particolare riferimento ai contratti pubblici e ai criteri ambientali minimi, aggiungendo altresì alcune riflessioni relative alla sua capacità di porsi come strumento di amministrazione condivisa, sebbene con alcune criticità, per effetto del principio di sussidiarietà orizzontale. Più nel dettaglio, si riscontra un intervento dei pubblici poteri sempre più pervasivo, in grado di superare l’odierna differenziazione tra strumenti command and control e strumenti di mercato, ma che richiede un delicato bilanciamento tra libertà d’iniziativa economica e interessi ambientali, oltre che adeguata consapevolezza e proporzionalità dell’azione amministrativa.

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Il decreto legislativo n. 231/2001, nell’ambito della prevenzione della responsabilità amministrativa degli enti, ha introdotto un avanzato strumento organizzativo finalizzato a improntare l’attività aziendale nella direzione della sostenibilità legale d’impresa. In questo contesto, il “Modello 231” assume oggi una rimarcata funzione rimediale. Il procedimento amministrativo riveste la funzione di indiscusso luogo di valutazione delle misure di self-cleaning, le quali trovando nel principio del contraddittorio tra le parti uno dei loro fondamenti. Ne deriva una riflessione sulla disciplina concernente il procedimento di valutazione dei requisiti soggettivi di partecipazione alle gare pubbliche.

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Attraverso l’esame del procedimento di cui all’art. 38 d.lgs. n. 36/2023 il contributo tenta di trovare una soluzione di composizione al difficile binomio semplificazione per la realizzazione delle opere pubbliche e tutela dell’ambiente.

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In un quadro normativo nazionale caratterizzato dalla oramai strutturale inattuazione della seconda parte dell’art. 39 della Costituzione italiana e dalla scelta politica di non procedere sin ad oggi alla determinazione legale dei minimi salariali, si cerca in questo scritto di sintetizzare quali sono, attualmente, e ad ipotizzare quali potrebbero essere, in futuro, alcuni ambiti di intervento rimessi alle stazioni appaltanti per la tutela economica dei lavoratori subordinati impiegati negli appalti pubblici di servizi ad alta intensità di manodopera. Ed anche, quale apporto sarebbe in tal senso ipotizzabile da parte del diritto unionale.

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La recente decisione del giudice amministrativo che ha censurato la concessione, senza procedura ad evidenza pubblica, dei diritti di sfruttamento economico e commerciale del Festival di Sanremo e del relativo marchio offre lo spunto per riflettere sui contratti attivi dell’amministrazione, regolati, in chiave reciprocamente integrativa, dalla normativa di contabilità generale risalente ad un secolo fa e dai principi del risultato, della fiducia e dell’accesso al mercato declinati dal nuovo codice dei contatti pubblici.

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Il contributo analizza le principali novità in materia di progettazione e appalto integrato introdotte dalla riforma del Codice degli appalti, di cui al d.lgs. n. 36/2023. Nello specifico, l’Autrice, dopo aver proposto un confronto fra la vecchia e nuova disciplina, tenta di rispondere al seguente interrogativo: vale a dire se, il nuovo quadro normativo sia idoneo a rendere effettivi due fondamentali principi introdotti dal nuovo Codice, ovverosia, il principio di risultato e il principio della fiducia.

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