Andrea Crismani

Professore Ordinario di Diritto Amministrativo nell'Università degli Studi di Trieste.

Diritto delle tecnologie Quantum. Sfide regolatorie



Post author | 25 Maggio 2026 | Non ancora fascicolato

Il saggio propone alcune riflessioni sul diritto delle tecnologie quantistiche, campo di studio entrato nell’agenda regolatoria europea nel 2025 con la proclamazione dell’Anno Internazionale ONU della Scienza e Tecnologia Quantistica e l’adozione, da parte della Commissione, della Quantum Europe Strategy. La tesi sostenuta è che la disciplina delle tecnologie quantistiche non richieda soltanto un nuovo atto legislativo, ma una ricostruzione multilivello del rapporto tra norme vigenti, standard tecnici e strumenti di industrial policy: il Quantum Act, annunciato per il 2026, dovrebbe funzionare non come codice settoriale autosufficiente, ma come norma di raccordo tra sicurezza, innovazione, certificazione e sovranità tecnologica. Il contributo distingue gli ambiti in cui la normativa esistente richiede adattamento interpretativo (GDPR, eIDAS 2, Reg. UE 2021/821, NIS2, Dir. UE 2024/2853) dagli ambiti ancora privi di sistemazione organica (certificazione integrata, coordinamento QKD/PQC, regime brevettuale dei protocolli quantistici), e li colloca nel più ampio quadro del diritto amministrativo dell’innovazione tecnologica.

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Il dissenso rispetto ai progetti infrastrutturali è una questione complessa che coinvolge la resistenza delle comunità locali, le preoccupazioni ambientali e gli interessi nazionali. Movimenti come NIMBY e BANANA evidenziano la tensione tra gli interessi delle comunità locali e le politiche nazionali, in particolare nel settore dell’energia e della gestione dei rifiuti. Questo studio analizza tre dinamiche elaborate dalla migliore dottrina: il meccanismo del capro espiatorio, la tirannia dello status quo e la valvola di pressione. Il fenomeno NIMBY è spesso usato per scaricare la colpa sulle comunità di protesta, causando inerzia sistemica. Lo studio sostiene un’interpretazione più inclusiva della vicinitas, che consenta alle entità collettive di accedere alla giustizia indipendentemente dalla posizione geografica. Riconoscere e decostruire queste dinamiche è infatti fondamentale per ripristinare la partecipazione democratica ed evitare che la governance amministrativa si immobilizzi strutturalmente.

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Il campo dell’intelligenza artificiale (IA) e quello emergente dell’intelligenza organoide (IO) rappresentano due delle frontiere più avanzate e promettenti della scienza e della tecnologia moderna. L’IA, nata negli anni ‘50 del Secolo scorso, ha rapidamente evoluto e influenzato vari settori professionali e sociali, senza però arrivare a una definizione universalmente accettata a causa della sua natura multidisciplinare e in continua trasformazione. Parallelamente, l’OI, solleva questioni etiche e legali complesse, rendendo cruciale la necessità di una definizione chiara e condivisa. Il presente scritto esplora queste tematiche, evidenziando l’importanza di una definizione chiara e un consenso univoco sia per l’intelligenza artificiale che per l’intelligenza organoide. Solo attraverso un consenso condiviso è possibile sviluppare regolamentazioni che promuovano l’innovazione tecnologica in un contesto di responsabilità sociale ed etica, affrontando le sfide e le opportunità presentate da queste avanzate tecnologie.

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