Il contributo ricostruisce il crescente ruolo del city networking a rilevanza transnazionale, ponendolo in correlazione con l’interesse sovranazionale nei confronti dell’evoluzione sostenibile dei contesti urbani, che appare capace di superare la tradizionale cecità del diritto internazionale ed europeo verso le città. Dopo aver inquadrato il fenomeno nei suoi tratti fondamentali, l’elaborato si sofferma sui city networks dotati di maggiore visibilità politica e di capacità di innovazione a livello internazionale ed europeo. Inoltre, vengono affrontate le opportunità e le criticità legate all’ipotesi di un maggiore coinvolgimento dei city networks all’interno dei meccanismi decisionali sovranazionali, al fine di valorizzare il contributo delle comunità locali nella transizione sostenibile.
Sustainable cities at the supranational level: the city networking phenomenon
The paper examines the growing role of city networking with transnational relevance, correlating it with the supranational interest addressing the sustainable evolution of urban contexts, which seems capable of overcoming the traditional blindness of international and European law towards cities. After outlining the phenomenon in its fundamental traits, the paper focuses on the city networks endowed with greater political visibility and capacity for innovation at the international and European levels. In addition, this paper addresses the opportunities and critical issues related to the hypothesis that city networks should be more involved in supranational decision-making mechanisms, aiming to enhance the contribution of local communities to the sustainable transition.
1. Il superamento dell’invisibilità delle città su scala sovranazionale ed il crescente attivismo delle città nelle forme del city networking
Il diritto internazionale ha tradizionalmente riservato poca attenzione nei confronti delle città. Se, come noto, la comunità internazionale vede nei rapporti tra gli Stati il proprio raggio d’azione, il livello locale – quale articolazione territoriale dei singoli ordinamenti – esula dal suo interesse, rimanendo confinato ad elemento di mero diritto interno, pertanto nella piena sovranità degli Stati stessi. La scarsa rilevanza dei contesti urbani dinanzi ai più classici temi del diritto internazionale ha così condotto ad una “sostanziale invisibilità” del diritto internazionale verso le città, mutuando l’efficace espressione utilizzata di recente da attenta dottrina internazionalistica[1].
Quanto appena osservato è pienamente estendibile al rapporto tra diritto dell’Unione europea e città. Per quanto, grazie ai progressivi sviluppi del processo di integrazione europea, l’elemento territoriale abbia acquisito una progressiva rilevanza di assoluto significato per quella che, a conti fatti, rimane un’organizzazione sovranazionale, il livello di prossimità è rimasto in un cono d’ombra dinanzi ai Trattati[2]. Se il livello regionale è divenuto l’interlocutore istituzionale privilegiato per ciò che attiene il territorio europeo – è sufficiente in questa sede fare riferimento all’introduzione del Comitato delle Regioni tra gli organi consultivi dell’Unione e alla crescente rilevanza delle politiche di coesione, chiamate a colmare i divari territoriali europei proprio utilizzando il livello regionale quale parametro di riferimento[3] – lo stesso non può dirsi per il livello locale. La posizione politica di quest’ultimo rimane debole, con una fragilità istituzionale che può essere facilmente messa in correlazione con le significative differenze che caratterizzano le articolazioni locali degli Stati Membri: si pensi agli equilibri istituzionali variabili tra livello istituzionale intermedio, ove presente, e livello municipale; ma anche alle oscillazioni demografiche che caratterizzano il livello municipale, in particolare negli ordinamenti a tradizione napoleonica[4].
Ciò detto, può però registrarsi che l’attenzione – ed il peso politico – delle città nel contesto sovranazionale è progressivamente cresciuta. Tale inedito eco si è rafforzato di pari passo con l’emersione e successiva centralità del principio dello sviluppo sostenibile, ormai in maniera evidente alla guida – invero non senza criticità – del percorso globale verso la tutela dell’ambiente e, più di recente, verso il contrasto al cambiamento climatico[5].
In effetti, nell’attuale contesto di territorializzazione della sostenibilità, i contesti urbani sono osservati speciali, in linea con una sorta di “doppia anima” che li contraddistingue: quale problema e allo stesso tempo soluzione[6]. Più nel dettaglio, i dati scientifici mostrano che, sebbene occupino meno del 3% della superficie terrestre, le città sono responsabili delle maggiori quote di emissioni di gas serra; di consumo di energia e cibo; di produzione di rifiuti. Inoltre, le città sono sempre più interessate da alti tassi di povertà e diseguaglianze crescenti. Allo stesso tempo, le città sono anche i territori con le maggiori risorse – umane e finanziarie – del globo. Tipicamente generatori di innovazione, luoghi privilegiati di condivisione di idee, è dai contesti urbani che si attendono nuove soluzioni tecnologiche per la transizione verde e la neutralità climatica[7]. Il livello di prossimità è inoltre fondamentale per la sua vicinanza alla comunità: la presa di coscienza da parte dei cittadini della necessità del percorso sostenibile è momento imprescindibile per rafforzare la democraticità di azioni politiche spesso controverse. In questo senso le città, con il bagaglio di esperienze partecipative di cui sono titolari, possono facilitare in maniera decisiva il coinvolgimento attivo della comunità locale all’interno dei processi decisionali[8].
In linea con questa evoluzione, in primo luogo, la dottrina internazionalistica ha avviato un’inedita stagione di studi dedicata al rapporto tra città e diritto internazionale – la scelta dell’International Law Association di costituire un gruppo di ricerca sul punto è emblematica[9] – che riserva particolare attenzione al tema della svolta urbana sostenibile[10]. In secondo luogo, il contesto istituzionale europeo ha acquisito crescente consapevolezza delle opportunità offerte dal dialogo politico con le città e le comunità urbane per la concretizzazione degli obiettivi della transizione verde. Il riferimento è in questo caso duplice: da un lato, la ripetuta adozione di documenti intergovernativi non vincolanti dedicati al tema dello sviluppo urbano sostenibile e alla vivibilità delle città ha condotto al consolidamento di un metodo di lavoro strategico e di indirizzo dedicato alle politiche urbane, i cui tratti sono oggi identificati ricorrendo al concetto di Acquis urbano europeo; dall’altro lato, la leva finanziaria delle politiche di coesione ha permesso di dare maggior vigore all’indirizzo politico verso l’evoluzione sostenibile delle città[11].
A ben vedere, un contributo significativo verso il collegamento tra le azioni politiche in materia di sostenibilità e le città è pervenuto dalle stesse istituzioni di prossimità. Se – come già osservato – la vivibilità dei contesti urbani è messa a dura prova dagli effetti del cambiamento climatico, riscontrare un autonomo interesse verso la svolta sostenibile da parte delle istituzioni chiamate a guidarle non sorprende. Tra le forme di attivismo spontaneo di maggiore significato, sono proprio i city networks a rappresentare ormai una realtà consolidata. Con l’espressione si fa riferimento a tutte quelle associazioni di città, operanti su scala internazionale o in taluni casi in uno spettro geografico più limitato, composte da istituzioni locali desiderose di fare rete per sensibilizzare ed accrescere la consapevolezza dell’arena pubblica sovranazionale sul fondamentale ruolo democratico che esse svolgono negli ordinamenti liberal-democratici moderni e sui problemi che affliggono il territorio locale. I city networks rappresentano oggi sedi privilegiate di dialogo tra autorità locali, in grado di favorire la condivisione di buone pratiche di sviluppo urbano; inoltre, godono di un riconoscimento politico significativo all’interno della comunità internazionale e delle istituzioni europee, quali interlocutori privilegiati sul tema dello sviluppo territoriale[12].
A fini classificatori, è possibile distinguere tra associazioni di città cd. generaliste, la cui agenda di lavoro non è limitata dal punto di vista tematico, e che si occupano pertanto di rafforzare trasversalmente la collocazione politico-istituzionale delle autorità urbane, tanto all’interno dei singoli ordinamenti quanto nell’arena politica sovranazionale; ed associazioni a più limitato spettro tematico, che tendono invece a concentrare i propri sforzi su specifici obiettivi di policy urbana quali – a titolo meramente esemplificativo – l’ambiente urbano, la salute nelle città, il rafforzamento dell’autonomia locale, l’efficientamento energetico degli edifici e delle infrastrutture tecnologiche. Tra essi, è proprio il tema dell’evoluzione sostenibile delle città ad aver assunto evidente centralità. Ciò vale tanto per le associazioni tematiche, che sempre più si dedicano alla riduzione dell’impatto delle città sull’ambiente e sul clima, quanto per quelle generaliste, che individuano nella sostenibilità il perno tridimensionale dei propri scopi associativi[13].
2. I city networks per lo sviluppo urbano sostenibile: modelli a confronto
Il percorso evolutivo delle reti di città a rilevanza transnazionale si connette così strettamente al principio dello sviluppo sostenibile: la cooperazione tra istituzioni locali è individuata quale strumento utile per la territorializzazione urbana della sostenibilità sin dal Rapporto Brundtland[14], e l’accento sulle opportunità offerte dal dialogo interistituzionale su scala sovranazionale è reso ancor più esplicito nell’Agenda 21, adottata ai margini della nota Conferenza di Rio sull’ambiente e lo sviluppo del 1992. Tra i contenuti di quest’ultima è infatti presente una sezione dedicata al ruolo delle comunità locali per la svolta sostenibile del globo, da declinare nelle forme dell’approvazione di agende locali che calibrino la sostenibilità sulle specificità dei singoli territori, con altresì l’espresso invito a rafforzare la cooperazione, anche attraverso la costituzione di innovative realtà associative a ciò dedicate[15].
È sulla scia di queste iniziative, non certo venute meno nel corso degli anni – basti in questa sede fare riferimento all’obiettivo di sviluppo sostenibile n. 11 dell’Agenda ONU 2030 dedicato alle città e all’adozione della New Urban Agenda nel contesto della Conferenza sull’abitare e lo sviluppo sostenibile del 2016, cd. Habitat III[16] –, che le associazioni di città a rilevanza transnazionale iniziano a proliferare.
Non è un caso che tra gli esempi più risalenti nel tempo e maggiormente in grado di acquisire una forte visibilità politica vi sia proprio una rete di città nata nel 1990, a cavallo tra il Rapporto Brundtland e la Conferenza di Rio poc’anzi citati: si fa riferimento all’International Council for Local Environmental Initiatives (ICLEI), la cui notorietà risale al contributo attivo che la stessa è stata in grado di fornire per l’approvazione della Carta delle città europee per uno sviluppo durevole e sostenibile, adottata alla Conferenza europea sulle città sostenibili di Aalborg del 1994, che precisamente impegna le autorità locali aderenti all’approvazione di Agende locali sostenibili, sulla falsariga delle aspirazioni dell’Agenda 21. ICLEI oggi è attiva in più di 125 Paesi e conta più di 2.500 istituzioni locali e regionali tra i suoi membri, caratterizzandosi per la volontà di coinvolgere un numero il più possibile ampio di partecipanti per accrescere il peso della propria voce. Tra le più recenti iniziative di significato, si pensi all’organizzazione, dal 2010 al 2019, dell’evento annuale Resilient Cities Congress, quale piattaforma globale che ha coinvolto policymakers ed istituzioni locali con l’obiettivo di inserire la resilienza urbana negli accordi internazionali dedicati allo sviluppo sostenibile[17].
Diversa è la struttura di C-40 cities, un’altra associazione ad indirizzo ambientale e climatico particolarmente nota, composta dai Sindaci delle più influenti metropoli del globo. Il network è stato fondato nel 2005 dall’allora Sindaco di Londra, Ken Livingstone, e ricalca nella sua struttura il modello del G-20 tra Stati. L’idea di riservare l’ingresso nella sua compagine a sole città di grandi dimensioni si connette alla volontà di attribuire esclusività alla partecipazione alla rete, garantendo così un importante visibilità nello scenario internazionale grazie al peso politico dei suoi membri: oggi C-40 è composto da 97 megacities che rappresentano circa il 22% dell’economia globale[18].
Terzo modello di rilievo è quello della United Cities for Local Governments (UCLG), inquadrabile nell’alveo delle associazioni generaliste: come già sottolineato, l’obiettivo in questo caso è rafforzare il peso dei contesti urbani nelle sedi internazionali, con taglio tematico trasversale. UCLG è la più vasta associazione rappresentativa di enti territoriali a livello globale, interessata al coinvolgimento tanto dei governi municipali, quanto delle autorità metropolitane e regionali. Essa gode inoltre di un rilevante riconoscimento in sede ONU: è infatti titolare di 10 membri permanenti su 20 presso il Comitato consultivo delle autorità locali delle Nazioni Unite (UNACLA), organo coinvolto nei lavori preparatori delle già citate Conferenze Habitat[19].
A concludere la panoramica, meritano altresì un cenno due associazioni generaliste di livello metropolitano, Metropolis e la European Metropolitan Authorities (EMA): la prima opera quale sezione metropolitana dell’appena citata UCLG[20], mentre la seconda – fondata in tempi recenti grazie all’impulso dell’Área metropolitana de Barcelona – di più recente fondazione, si distingue per l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sul ruolo centrale che le aree metropolitane sono chiamate a svolgere nel panorama europeo. In generale, le due reti metropolitane citate testimoniano la capacità del fenomeno del city networking di andare oltre il livello di prossimità, e mostrano altresì come l’attività di lobbying nello scenario sovranazionale possa acquisire rilevanza anche in una più complessiva prospettiva multilivello[21].
Spostando lo sguardo sul livello geografico europeo, è importante sottolineare preliminarmente che, nel contesto della già riferita definizione di una strategia urbana europea sul futuro sostenibile delle città, il ruolo dell’associazionismo di città per la condivisione di best practices rappresenta una costante. In effetti, la destinazione di risorse in favore di programmi innovativi di sviluppo urbano sostenibile di tipo place-based ha fisiologicamente posto l’accento sulla necessità di favorire la condivisione di competenze per rafforzare la capacità dei territori di cogliere in maniera efficace le opportunità di finanziamento. In questa prospettiva, il ciclico rinnovo del progetto URBACT è emblematico: si tratta di una piattaforma di condivisione di idee, ormai punto di riferimento per il supporto delle città nella definizione dei progetti[22].
Tra gli esempi di city networks più risalenti nel tempo, merita anzitutto un cenno il Council of European Municipalities and Regions (CEMR), fondato nel 1951. Il CEMR è una rete di città di stampo generalista che oggi opera quale sezione europea della UCLG, vantando membri in ben 41 Paesi, geograficamente collocati nel vecchio Continente[23]. Anche l’associazione Eurocities gode di importante notorietà, quale rete di città che maggiormente si interfaccia con l’Unione europea: il network nasce con lo specifico scopo di portare gli interessi urbani nell’arena istituzionale dell’Unione, a garanzia di un maggiore respiro urbano delle politiche europee[24]. Tra i progetti di recente significato, Eurocities è il soggetto ideatore del programma Net Zero Cities, finanziato nell’ambito della Missione 100 città climaticamente neutre entro il 2030, inserita all’interno di Horizon Europe 2021-2027: l’idea della Missione, dall’alto valore simbolico, è di anticipare la neutralità climatica del territorio europeo – prevista per il 2050 secondo il vincolo oggi disposto dalla cd. normativa europea sul clima[25] – in territori urbani selezionati mediante bando competitivo[26]. Tali territori sono chiamati a far confluire gli impegni strategici e gli investimenti previsti per il raggiungimento dell’obiettivo all’interno del cd. Climate City Contract: si tratta di un accordo di valore politico, ma stipulato nelle forme di un vero e proprio contratto tra i vertici delle autorità locali cittadine da un lato, e la Commissione europea dall’altro. Il programma Net Zero Cities vuole affiancare le città vincitrici nella redazione del Climate City Contract grazie alla costituzione di una piattaforma che fornisca loro supporto tecnico e finanziario.
Nel contesto istituzionale europeo, la Commissione ha poi svolto un ruolo particolarmente attivo: consapevole dell’opportunità di avviare un dialogo diretto con le istituzioni locali, essa ha sviluppato a vario titolo iniziative per stimolare il contributo delle città in materia di sostenibilità. È proprio grazie al ruolo proattivo della Commissione che ha preso avvio il Patto dei Sindaci, tra le iniziative più riuscite per la capacità di incentivare l’adozione a livello locale di strumenti di pianificazione di tipo strategico, finalizzati alla tutela dell’ambiente urbano e all’efficientamento dei consumi energetici all’interno della comunità. Le autorità locali aderenti al Patto dei Sindaci sono chiamate in prima persona a definire un Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile (PAES), oggetto di un accordo con la Commissione, anche in questo caso nelle forme di un patto politico. Il Piano è successivamente soggetto ad un lavoro di monitoraggio da parte della Commissione europea, che ha provveduto a costituire l’Ufficio per il Patto dei Sindaci, nell’ottica di mantenere un dialogo costante tra enti territoriali aderenti ed istituzioni europee nelle fasi di predisposizione, implementazione e monitoraggio degli impegni previsti in esso. Negli anni successivi, anche grazie al suo successo, il Patto dei Sindaci è stato ulteriormente potenziato. In particolare, in seguito alla fusione con l’iniziativa Mayors Adapt, focalizzata sull’adattamento al cambiamento climatico, le istituzioni locali sono oggi chiamate a redigere il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC): obiettivo è la definizione di una strategia indirizzata alla mitigazione e all’adattamento al cambiamento climatico, con una particolare attenzione verso la riduzione delle emissioni di CO2 e la gestione efficace delle risorse energetiche[27]. Inoltre, l’iniziativa ha oggi acquisito un respiro internazionale, a seguito dell’ulteriore fusione del movimento con quello relativo al Global Compact of Mayors, inserendosi ormai nel più ampio quadro globale di contrasto al cambiamento climatico[28].
3. Brevi suggestioni sul ruolo dei city networks nello scenario attuale e futuro
A conclusione della panoramica, cercando di trarre qualche breve spunto di riflessione, è possibile affermare che, di fronte all’erompere della crisi ambientale e climatica, le istituzioni locali hanno dimostrato un attivismo spontaneo molto significativo: il fenomeno del city networking a rilevanza transnazionale testimonia la volontà delle città di fare rete, di condividere best practices e di accrescere la propria visibilità nelle sedi sovranazionali. Tale fenomeno si è espanso nel corso degli anni in maniera indubbiamente rilevante: se, come è stato stimato di recente, le reti di città di taglio transnazionale sono più di 300[29], l’attuale ecosistema di city networks merita i crescenti approfondimenti che la dottrina giuridica gli sta dedicando. In particolare, è ormai pacificamente riconosciuta la capacità dell’associazionismo di città di aver sostenuto – e di continuare a sostenere – l’ascesa della questione dello sviluppo urbano sostenibile nel dibattito politico sovranazionale, grazie al quale si è progressivamente superata la tradizionale ritrosia verso il tema della governance delle città ad una scala superiore rispetto a quella statale[30].
Allo stato attuale, è però lecito interrogarsi su quanto il ruolo di lobbying delle reti di città sia stato realmente capace di incidere sulla svolta sostenibile della comunità internazionale. Deve infatti sottolinearsi come il limite principale del dibattito complessivo sinora sviluppatosi si connetta alla difficoltà di tradurre le riflessioni sullo sviluppo urbano sostenibile in obblighi giuridici puntuali. Quanto detto appare in tutta la sua evidenza osservando il percorso della comunità internazionale sul tema, ancora condizionato da logiche interstatuali che rendono l’avanzare delle decisioni politiche particolarmente arduo, ancor più in un campo, quale quello del diritto internazionale dell’ambiente, fisiologicamente in forte tensione con gli interessi economici dei singoli Stati della comunità[31]. Da tale critica non è peraltro esente neppure il contesto istituzionale europeo, seppur quest’ultimo sia dotato di un bagaglio di strumenti più ampio – come testimonia il potenziale delle politiche di coesione a fini di sviluppo territoriale sostenibile – che si lega ai peculiari sviluppi del percorso di integrazione europea.
Nel prossimo futuro, potrebbe così essere auspicabile un più forte riconoscimento giuridico delle principali reti di città nei processi decisionali sovranazionali, vista la fermezza che le comunità locali hanno dimostrato verso la transizione sostenibile[32]. In questo senso, può notarsi che, se il proliferare delle reti di città ha avuto un effetto assolutamente positivo nell’accrescere la rilevanza del fenomeno ai suoi albori, è forse giunto il momento di individuare criteri univoci che facilitino il coinvolgimento dei soli city networks più influenti e rappresentativi. Ciò permetterebbe di superare la situazione attuale, eccessivamente composita e frammentata, al fine di attribuire alla consultazione delle associazioni di città nei meccanismi decisionali maggiore capacità di vincolare le scelte delle istituzioni sovranazionali[33]. Provando ad avanzare qualche ipotesi, si potrebbe valorizzare il numero di autorità locali partecipanti al singolo network; la trasversalità dei livelli istituzionali coinvolti; la capacità di dialogare con gli stakeholders, tanto locali quanto sovranazionali; ancora, la capacità di intrattenere rapporti anche con altri city networks, dando valore alle “reti di reti” di città.
In ogni caso, la connessione tra percorso sovranazionale verso la sostenibilità e coinvolgimento delle autorità locali nelle forme del city networking andrebbe ulteriormente rafforzata. Ciò appare confermato dall’attuale scenario geopolitico, dai tratti sempre più nebulosi e in cui i temi della tutela dell’ambiente e della neutralità climatica sembrano cedere il passo in favore di politiche isolazioniste e di riarmo. In questo contesto critico, le comunità locali potrebbero confermare, e rilanciare, la propria spinta politica verso lo sviluppo territoriale sostenibile, nel tentativo di evitare che eventuali passi indietro – guidati da nefaste contingenze politiche a trazione statale – mettano definitivamente a rischio la vivibilità sociale ed ambientale delle città[34].
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- Per approfondire, L. Bobbio, I governi locali nelle democrazie contemporanee, Laterza, Roma-Bari, 2002, pp. 64-111; L. Vandelli, Il sistema delle autonomie locali – ottava edizione (a cura di C. Tubertini), Il Mulino, Bologna, 2021, pp. 357-371. ↑
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- L’espressione è mutuata da G. Pavani, Le assemblee cittadine per il clima: una nuova sfida per le città collaborative ed ecoostenibili, in Nomos, 3, 2024, p. 2, che più precisamente evidenzia come nel contesto della transizione sostenibile le città «da “problema” stanno diventando una “soluzione”». ↑
- Uno dei primi studi sul tema è la pubblicazione OECD, Cities and Climate change, OECD publishing, 2010. Su questi aspetti in dottrina, H. Abdullah, Introduction, in Idem (ed.), Towards a European Green Deal with Cities. The urban dimension of the EU’s sustainable growth strategy, Cidob Edicions, Barcelona, 2021, pp. 12-15; S. De Gregorio Hurtado, A Green Deal for the urban age: a new role for cities in climate action, in ibid, pp. 27-30; E. Croci, T. Molteni, Il Green Deal e il Recovery Plan, in G. F. Ferrari (a cura di), Le smart cities al tempo della resilienza, Mimesis, Milano-Udine, 2022, pp. 375-376. ↑
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- Gli esiti del lavoro di ricerca sono confluiti nella pubblicazione H. P. Aust, J. E. Nijman (eds.), Research Handbook on international law and cities cit. ↑
- I. Porras, The city and international law: in pursuit of sustainable development, in Ford. Urb. Law Jour., 36, 3, 2009, pp. 537-601; H. P. Aust, Shining cities on the hill? The global city, climate change and international law, in Eu. Jour. Int. Law, 26, 1, 2015, pp. 255-278; H. Fuhr, T. Hichmann K. Kern, The role of cities in multi-level climate governance: local climate policies and the 1.5° C target, in Curr. Op. Env. Sust., 30, 1, 2018, pp. 1-6; A. Du Plessis, Climate change law and sustainable development, in H. P. Aust, J. E. Nijman (eds.), Research Handbook on international law and cities cit., pp. 187-200. ↑
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- E. Smeds, M. Acuto, Networking cities after Paris: weighing the ambition of urban climate change experimentation, in Global policy, 9, 4, 2018, pp. 549-559; C. Bakker, Are cities taking center-stage? The emerging role of urban communities as “normative global climate actors”, in It. Year. Int. Law, 30, 1, 2021, pp. 89-93; S. R. Foster, C. Swiney, City networks and the glocalization of urban governance, in H. P. Aust, J. E. Nijman (eds.), Research handbook on international law and cities cit., pp. 368-380. ↑
- Su questi aspetti, in particolare J. Lin, The role of transnational city networks in environmental governance, in H. P. Aust, J. E. Nijman (eds.), Research handbook on international law and cities cit., pp. 201-213 e M. Galceran-Vercher, O. de la Varga, R. Martínez, Las redes transnacionales de ciudades frente a la agenda climática: perspectiva histórica y tendencias actuales, in G. M. Díaz González (coord.), Las actividades “internacionales” de los Gobiernos locales, Fundación Democracia y Gobierno Local, Barcelona-Madrid, 2025, pp. 235-252. ↑
- Si fa come noto riferimento al Report of the World Commission on Environment and Development – Our Common Future, che dedica una sezione specifica alla sfida della sostenibilità urbana, pp. 162-176. ↑
- Agenda 21, adottata alla Conferenza sull’ambiente e lo sviluppo (United Nations Conference on Environment and Development – UNCED), Rio de Janeiro, 1992, sez. 28, pp. 285-286. ↑
- Più nel dettaglio, si fa in primis riferimento all’SDG n. 11: make cities and human settlements inclusive, safe, resilient and sustainable, contenuto in Transforming our world: the 2030 Agenda for sustainable development, risoluzione adottata dall’Assemblea Generale ONU il 25 settembre 2015, A/RES/70/1; in secondo luogo, alla New Urban Agenda, adottata alla Conferenza delle Nazioni sull’abitare e lo sviluppo urbano sostenibile (Habitat III) a Quito il 20 ottobre 2016 e recepita dall’Assemblea Generale ONU il 23 dicembre 2016. Per approfondire in dottrina, H. P. Aust, A. Du Plessis, Good urban governance as a global aspiration: on the potential and limits of SDG 11, in D. French, L. J. Kotzè (eds.), Sustainable development goals: law, theory and implementation, Elgar, Cheltenham-Northampton, 2018, pp. 215-220; R. Pavoni, Sustainable development as a Cornerstone of Cities’ Engagement with International Law, in It. Year. Int. Law, 30, 1, 2021, pp. 67-69; A. Du Plessis, SDG 11: Make Cities and Human Settlements Inclusive, Safe, Resilient and Sustainable, in J. Ebbesson, E. Hey (eds.), The Cambridge handbook on the sustainable development goals and international law, Cambridge University Press, Cambridge-New York, 2022, pp. 281-303. ↑
- Per maggiori informazioni su ICLEI, si rimanda al portale web https://iclei.org/about_iclei_2, ultimo accesso effettuato il 09/09/2025. ↑
- Per maggiori informazioni su C-40, si rimanda al portale web https://www.c40.org/about-c40, ultimo accesso effettuato il 09/09/2025. ↑
- Per maggiori informazioni su UCLG, si rimanda al portale web https://uclg.org/about-us, ultimo accesso effettuato il 09/09/2025. ↑
- Per maggiori informazioni su Metropolis, si rimanda al portale web https://www.metropolis.org/our-work, ultimo accesso effettuato il 09/09/2025. ↑
- In dottrina approfondiscono alcuni dei city networks analizzati in questa sede S. Bouteligier, Cities, Networks, and Global Environmental Governance. Spaces of Innovation, Places of Leadership, Routledge, London-New York, 2013, pp. 33-40; J. Lin, Governing climate change cit., 65-69; M. Tomàs, La gobernanza metropolitana y la Nueva Agenda Urbana, in J. Ponce Solé, W. Migliari, O. Capdeferro Villagras (coords.), El derecho, la ciudad y la vivienda en la nueva concepción del desarrollo urbano: desafíos transnacionales y transdisciplinarios de la gobernanza en la Nueva Agenda Urbana, Atelier, Barcelona, 2019, pp. 162-164; C. Swiney, The urbanization of international law and international relations: the rising soft power of cities in global governance, in Mich. Jour. Int. Law, 41, 2, 2020, pp. 244-247; M. Galceran-Vercher, O. de la Varga, R. Martínez, Las redes transnacionales de ciudades cit., pp. 235-252. ↑
- In dottrina, si vedano le osservazioni di C. Tedesco, Oltre la sperimentazione. Le politiche urbane dell’Unione europea tra mainstreaming e buone pratiche, in L. Grazi (a cura di), Le città e l’Unione europea. La dimensione urbana tra percorsi storici e dinamiche di europeizzazione, Il Mulino, Bologna, 2012, pp. 207-209 e R. Atkinson, The urban dimension in Cohesion Policy cit. ↑
- Per maggiori informazioni su CEMR, si rimanda al portale web https://ccre-cemr.org, ultimo accesso effettuato il 09/09/2025. ↑
- Per maggiori informazioni su Eurocities, si rimanda al portale web https://eurocities.eu/about-us, ultimo accesso effettuato il 09/09/2025. ↑
- Per approfondire, M. Onida, Il Green Deal Europeo, in P. Manzini, M. Vellano (a cura di), Unione Europea 2020: i dodici mesi che hanno segnato l’integrazione europea, Wolters Kluwer, Milano, 2021, pp. 257-282; D. Bevilacqua, La normativa europea sul clima e il Green New Deal. Una regolazione strategica di indirizzo, in Riv. Trim. Dir. Pubbl., 2, 2022, pp. 297-327; E. Chiti, Managing the Ecological Transition of the Eu: the European Green Deal as a Regulatory Process, in Comm. Mark. Law Rev., 1, 2022, pp. 19-48. ↑
- Per approfondire i contenuti della Mission, H. Gronkiewicz-Waltz e alt., Proposed Mission: 100 climate-neutral cities by 2030 – by and for the Citizens, Report of the Mission board for climate-neutral and smart cities, Luxembourg, 2020. All’esito del bando competitivo, sono state selezionate 112 città, con il coinvolgimento di 27 Stati membri e 8 Stati associati. In dottrina, si vedano le osservazioni di S. De Gregorio Hurtado, A Green Deal for the urban age cit., pp. 27-30; G. Pavani, Le assemblee cittadine per il clima cit., pp. 4-5; A. Santangelo e alt., The role of the University of Bologna in contributing to the Climate City Contract process for Bologna, in A. Boix Palop, G. Pavani (eds.), Green Cities, Governance and the Law. Impact of the European Green Deal and the Next Generation EU, Routledge, Abingdon-New York, 2025, pp. 132-134. ↑
- G. Landi, Il patto dei Sindaci: un nuovo modello di “governance” locale per promuovere l’uso sostenibile dell’energia, in Riv. Giur. Amb., 2, 2013, pp. 277 ss.; G. Melica, The European Commission and the Covenant of Mayors within and beyond the EU, in N. Rangone, J. Ziller (a cura di), Politiche e regolazioni per lo sviluppo locale sostenibile, Editoriale scientifica, Napoli, 2013, pp. 85-91; M. Peeters, Local climate action in the European Union, in ibid, pp. 23-30; F. Gaspari, Città intelligenti e intervento pubblico, in Il Dir. Econ., 1, 2019, pp. 77-79; G. Torelli, Il contrasto ai cambiamenti climatici nel governo del territorio. Un PAESC per la laguna di Venezia, in Federalismi.it, 2, 2020, pp. 198-200. ↑
- Sulla dimensione ormai globale del Patto dei Sindaci, si vedano le riflessioni di P. Bertoldi e alt., Towards a global comprehensive and transparent framework for cities and local governments enabling an effective contribution to the Paris climate agreement, in Curr. Op. Env. Sust, 30, 1, 2018, pp. 67-73 e C. Swiney, The urbanization of international law cit., pp. 264-268. ↑
- Come hanno di recente stimato M. Acuto, B. Leffel, Understanding the global ecosystem of city networks, in Urban Studies, 58, 9, 2021, pp. 1759-1761. ↑
- Come osservano H. P. Aust, J. E. Nijman, The emerging role of cities in international law, in Idem (eds.), Research Handbook on international law and cities cit., «this dual development – one bottom-up, epitomised through the practice of the city newtworks, and the other top-down, through decisions of the Conference of the Parties of the UNFCCC and through other avenues of IOs – has given international lawyers plenty of material to work with and think through the implications of the emergence of the city on the international level», p. 10. ↑
- S. R. Foster, C. Swiney, City networks and the glocalization of urban governance cit. ricordano che «even if cities and their networks manage to collectively unite in ways that allow for a united voice at the international leve, there still remains the most formidable of the many obstacles that tend to stymie their success: the current political world order. This world order continues to be centered, structurally and formally, around the idea that nation-states are the dominant, and in many cases the exclusive, player in global diplomacy», p. 379. ↑
- M. De Wisser, The future is urban cit., nell’auspicare un maggiore coinvolgimento delle città nel processo decisionale europeo, sottolinea che «from the Union’s perspective, including salient urban experiences early in the policymaking process means a stronger empirical basis for new rules. It should also improve the correct implementation of new EU norms by generating awareness about their existence and content among those responsible for executing much of it. From the perspective of cities, successfully championing their needs should buttress the ease and willingness with which they play their part as implementation agents», p. 403. ↑
- Ancora S. R. Foster, C. Swiney, City networks and the glocalization of urban governance cit. osservano «another issue is the over-abundance and fragmentation of city networks, which threaten to dilute their collective voice and influence at the global level. With so many city networks active internationally, there are growing concerns abput the emergence of collective action failures and dilemmas», pp. 379-380. ↑
- Per qualche ulteriore stimolo in questo senso, si vedano le osservazioni di M. Galceran-Vercher, O. de la Varga, R. Martínez, Las redes transnacionales de ciudades cit., pp. 251-252. ↑