Piemonte

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Il presente elaborato costituisce un tentativo di ricostruzione e analisi del complesso degli atti adottati dalla Regione Piemonte, in sintonia con quelli approvati dal Governo (e dal Parlamento), per fronteggiare la pandemia del c.d. Corona virus.

[The acts adopted by the Piedmont Region to deal with the Corona virus pandemic: a reconstructive analysis coordinated with the state discipline] The paper is an attempt to reconstruct and analyze the acts adopted by the Piedmont Region, in line with those approved by the Government (and by Parliament), to deal with the pandemic of the so-called Corona virus.

1. Introduzione. Un occhio al passato e uno al presente

A lato di quella che i torinesi chiamano familiarmente “la Consolata”, vale a dire il Santuario di Santa Maria della Consolazione, nel quartiere del Quadrilatero del capoluogo piemontese, si erge una colonna di granito grigio. In cima a essa, a vegliare sulla città, svetta la statua in marmo della Madonna.

Se la costruzione del Santuario risale al XVII secolo, non altrettanto si può dire per la colonna. La ragione della sua erezione è legata all’epidemia di colera diffusasi in gran parte dell’Europa negli anni trenta del XIX secolo e che investì il Regno di Sardegna nel 1835.

Carlo Alberto era salito al trono soltanto da quattro anni quando si trovò a dover adottare urgentemente politiche di contenimento dell’epidemia. Alle misure giuridiche prese – fra cui si ricorda il Manifesto Vicariale 29 agosto 1835[1] con cui venne stabilito lo spostamento del mercato cittadino dalla Pizzetta delle Erbe (oggi Piazza Palazzo di Città, su cui si affaccia il Comune di Torino) e dalla vicina Piazza Corpus Domini nell’allora appena ristrutturata Piazza Emanuele Filiberto (oggi Piazza della Repubblica), dando il via allo sviluppo del mercato di Porta Palazzo (“Porta Pila” per i torinesi, il mercato più grande d’Europa) – si affiancarono anche misure di carattere religioso. Fra esse vi fu il voto ufficiale della Municipalità alla Madonna della Consolata per la fine dell’epidemia che stava flagellando la città, fatto il 30 agosto 1835 innanzi all’Arcivescovo della Città Fransoni[2].

Cessata l’epidemia, la Città non dimenticò il voto fatto – tra l’altro, uno dei tanti che sono legati a importanti monumenti sabaudi[3] – e il 20 giugno 1837, giorno della commemorazione della Madonna Consolatrice, venne inaugurata e benedetta la colonna.

Il presente scritto rappresenta un tentativo di analisi ricostruttiva degli atti giuridici adottati dalla Regione Piemonte, in coordinamento con la disciplina nazionale, a seguito dell’emergenza legata alla pandemia causata dal c.d. Corona virus[4].

La speranza è che, nell’attesa dello sviluppo di un vaccino, tale disciplina regionale, in sintonia con quella nazionale, sia sufficiente a fronteggiare la presente grave situazione, relegando ad extrema ratio la pronuncia di nuovi voti ufficiali alla Madonna o ai Santi.

2. Riferimenti minimi relativi al ruolo di Stato e Regioni nella materia sanitaria

È noto come il diritto alla salute sia tutelato in maniera espressa dalla Costituzione italiana. In particolare, in base all’art. 32 co. 1 Cost., una norma considerata avanguardista per l’epoca della sua approvazione[5], è affermato che «la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti»[6].

Altrettanto risaputa è la circostanza per la quale, a seguito della riforma del Titolo V del 2001, la Costituzione attualmente prevede che spetti allo Stato la competenza esclusiva della «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale»[7]. Lo Stato, dunque, concretizza la propria potestà legislativa attraverso l’individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) e dei livelli essenziali di assistenza (LEA)[8]. Rientra, invece, fra le materie di competenza concorrente la tutela della salute. Tale espressione è più ampia di quella contenuta nel testo originario della Costituzione di assistenza sanitaria e ospedaliera, di competenza regionale, e di igiene e sanità, di competenza esclusiva statale,[9] ma è considerata comprensiva di entrambe le espressioni[10].

Il ruolo che la Regione ricopre in ambito sanitario è fondamentale nell’impianto previsto dall’ordinamento giuridico[11], così come appare imprescindibile l’individuazione di una cornice di principi entro la quale la legge regionale possa operare, rinvenibili in gran parte nella legge n. 833 del 1978 istitutiva del servizio sanitario nazionale.

Sebbene sia stata emendata dal d.lgs. 502 del 1992 (c.d. riforma sanitaria bis) e dal d.lgs. 229 del 1999 (c.d. riforma sanitaria ter), tale disciplina risulta tutt’oggi vigente, seppur solo in relazione ai principi e agli obiettivi del SSN in esso contenuti, stante la sua portata centrale confermata dall’impostazione adottata dall’attuale Titolo V[12].

E proprio il potere, in capo alle Regioni, di emanazione di ordinanze d’urgenza ad opera del Presidente della Giunta, trova il proprio fondamento normativo nella legge n. 833 del 1978[13].

3. Stato e Regioni di fronte all’emergenza: gli atti adottati per fronteggiare la pandemia

A fronte di quanto sottolineato in relazione all’intricato rapporto che lega lo Stato e le Regioni in tema di diritto alla salute, non ci si deve stupire dei numerosi atti adottati dalle Istituzioni della Repubblica per fronteggiare l’emergenza pandemica che attualmente sta flagellando Italia, Europa, e buona parte del Globo[14].

In particolare, proprio in conseguenza della ripartizione delle competenze legislative in materia di sanità, tali atti si suddividono principalmente in atti adottati dallo Stato, Governo e Parlamento (nella veste giuridica di Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri e di Decreti Legge) e dalle Regioni (nella forma di Decreti e Ordinanze del Presidente della Giunta Regionale).

Ciò posto, nel sottoparagrafo successivo ci si soffermerà sull’analisi dettagliata dei provvedimenti adottati nella Regione Piemonte[15], in successione cronologica, tentando di evidenziare lo stretto collegamento logico di detta disciplina con quella statale[16] – la quale, invece, verrà solo analizzata en passant in funzione di una più agile comprensione di quella regionale.

3.1. I provvedimenti adottati dalla Regione Piemonte nel proprio territorio

3.1.1. Decreto del Presidente della Giunta Regionale 22 febbraio 2020, n. 20

Il primo atto adottato dalla Regione Piemonte è stato il Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 20 del 22 febbraio 2020[17]. Con esso è stata istituita l’Unità di Crisi Regionale. Supervisionata dall’Assessorato regionale alla Sanità, l’Unità di crisi regionale è composta da personale del sistema sanitario e della protezione civile.

3.1.2. Ordinanza contingibile e urgente n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale

L’Ordinanza contingibile e urgente n. 1 del 23 febbraio 2020[18], rubricata Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 è stata adottata dal Ministro della Salute, Roberto Speranza, d’intesa con il Presidente della Giunta Regionale, Alberto Cirio.

Tale atto ha previsto l’attuazione, fino alla data di sabato 29 febbraio 2020[19], di alcune misure straordinarie per contenere la diffusione dell’epidemia, la cui violazione comportava sanzioni di carattere penale[20]. In particolare, essa ha stabilito, da un lato, la sospensione di ogni forma di aggregazione di persone, di manifestazioni, iniziative ed eventi, indipendentemente dalla loro natura, che potessero svolgersi sia in luoghi chiusi sia aperti al pubblico[21], nonché la sospensione dei servizi di apertura al pubblico dei musei e di istituti e luoghi culturali[22]; dall’altro, invece, la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado, dei servizi educativi all’infanzia, la sospensione di corsi universitari e di master, anche di quelli offerti dalle università della terza età, e di tirocini (con l’unica eccezione dei corsi di specializzazione in medicina e chirurgia e delle attività formative svolte in modalità digitale)[23], e la sospensione di tutti i viaggi di istruzione, in Italia e all’estero[24]. Anche tutte le procedure concorsuali pubbliche, ad eccezione di quelle per il personale sanitario, erano oggetto di sospensione[25]. Inoltre, tale ordinanza ha imposto l’obbligo, in capo a tutti i soggetti giunti in Piemonte dalle zone a rischio epidemiologico individuate dall’OMS, di comunicare tale circostanza al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda sanitaria competente per territorio, onde poter adottare la c.d. «misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva»[26].

L’ordinanza prevedeva alcune misure igieniche volte a prevenire la diffusione del virus: lavarsi le mani[27], evitare il contatto con persone colpite da infezioni respiratorie acute[28], evitare di toccarsi naso, bocca e occhi[29], coprire bocca e naso durante starnuti e colpi di tosse[30], non assumere farmaci antivirali e antibiotici senza prescrizione medica[31], disinfettare con alcol o cloro le superfici[32], adoperare mascherine nel sospetto di essere stato contagiato e nell’assistenza a persone malate[33], ed evitare tutti i contatti ravvicinati[34].

Questo provvedimento emergenziale ha puntualizzato, altresì, come non dovessero essere considerati pericolosi per la salute sia i prodotti cinesi e i pacchi ricevuti dalla Cina[35], sia gli animali domestici[36].

Infine, l’ordinanza ha ricordato che i soggetti con «evidenti condizioni sintomatiche ascrivibili a patologie respiratorie, fra cui rientra il Coronavirus COVID 19», dovessero contattare le autorità mediche tramite il numero 1500, il proprio medico di base e le ASL di riferimento, mentre solo in caso di concreta urgenza contattare il numero 112, evitando in tal modo «accessi impropri al pronto soccorso»[37].

A fronte delle disposizione cui sopra, le Autorità pubbliche hanno raccomandato ai gestori di locali pubblici e di luoghi di aggregazione di mettere a disposizione soluzioni a base di alcol per la pulizia delle mani[38], mentre imponevano alle direzioni sanitarie ospedaliere, pubbliche e private, e alle strutture residenziali e semiresidenziali (fra cui le RSA) di limitare l’accesso di visitatori alle aree di degenza e agli ospiti[39]. Tutto il personale sanitario, e il personale operante nel settore del trasporto pubblico[40], è stato chiamato ad attenersi alle misure di prevenzione previste dal ministero della salute e a sanificare e disinfettare gli ambienti[41].

Lo stesso giorno dell’emanazione dell’Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 è stato approvato il decreto legge n. 6 del 2020[42], recante, come rubrica, Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (CORONAVIRUS) da attuare a livello organico.

3.1.3. Ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 24 dell’1 marzo 2020

Con l’adozione del DPCM dell’1 marzo 2020[43], il Governo ha stabilito misure mirate di contenimento del contagio in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto, fra le quali vi era il protrarsi del periodo di chiusura delle scuole[44]. Su tutto il restante territorio nazionale, invece, è stata decisa la riapertura dei plessi scolastici e la ripresa delle attività didattiche ed educative con l’obbligo di esporre le informazioni sulle misure di prevenzione del Ministero della Salute[45].

Stante la previsione espressa del DPCM secondo cui le disposizioni del decreto governativo hanno efficacia fino al giorno domenica 8 marzo «salvo diverse previsioni contenute nelle singole misure»[46], la Giunta Regionale piemontese ha ritenuto che le condizioni di vicinanza con la Lombardia imponessero una valutazione diversa da quella governativa. Con l’ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta n. 24 del 1 marzo 2020[47], è stata stabilita la sospensione di tutti servizi educativi dell’infanzia e di tutte le scuole di ordine e grado, di corsi di formazione superiore e professionale, tirocini, master, università per anziani (eccezion fatta per gli specializzandi di medicina e chirurgia e delle attività formative svolte a distanza) nei giorni di lunedì 2 e martedì 3 marzo 2020; contestualmente sono state disposte misure di igienizzazione negli edifici scolastici e in quelli in cui venivano svolte le attività oggetto di sospensione[48]. La decisione in merito alla riapertura delle scuole a partire dal giorno mercoledì 4 marzo 2020 è stata demandata a un successivo provvedimento.

3.1.4. Ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 25 del 2 marzo 2020

Il giorno successivo all’emanazione dell’ordinanza regionale cui al DPGR n. 24 dell’1 marzo 2020 in merito alla chiusura delle scuole nei giorni 2 e 3 marzo 2020, è stata approvata l’ordinanza regionale con cui veniva decisa la sospensione delle attività didattiche ed educative fino al giorno domenica 8 marzo 2020, adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 25 del 2 marzo 2020[49]. Anche in questo caso, le disposizioni relative alla ripresa delle attività didattiche ed educative sono state demandate a un successivo provvedimento.

3.1.5. Ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 34 del 21 marzo 2020

Due giorni dopo l’emanazione dell’ordinanza cui al DPGR n. 25 del 2 marzo 2020, è stato approvato il DPCM 4 marzo 2020[50]. Con tale atto è stata decretata, fra le tante, la sospensione di tutti gli eventi, gli assembramenti e le competizioni sportive su tutto il territorio della Repubblica. In tutt’Italia è stata disposta, altresì, sia la chiusura delle scuole, con relativa sospensione dei viaggi di istruzione, fino a domenica 15 marzo, sia la sospensione delle lezioni ed esami universitari, permessi solo a distanza con modalità digitali. Il Decreto, inoltre, ha raccomandato alle persone anziane e a quelle immunodepresse di non uscire dall’abitazione, e ha imposto interventi di sanificazione nei mezzi di trasporto pubblico[51]. Infine, il provvedimento ha previsto l’applicazione di misure di informazione e prevenzione, sempre su tutto il territorio italiano[52]. Tali disposizioni restavano in vigore fino al 3 aprile, ove non diversamente indicato nelle singole misure[53].

Quattro giorno dopo, il Governo ha emanato un altro atto, il DPCM 8 marzo 2020[54]. Con tale decreto sono state stabilite sia misure generali per il contrasto al virus valevoli su tutto il territorio nazionale[55], sia particolari limitazioni, più stringenti, per specifiche province: tutte quelle lombarde, quelle emiliane di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia e Rimini, quella di Pesaro Urbino, quelle venete di Padova, Treviso e Venezia, nonché quelle piemontesi di Alessandria, Asti, Novara, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola.

Relativamente a queste ultime restrizioni, è stato stabilito che non ci si potesse spostare dalla singola provincia se non per comprovate esigenze lavorative, per motivi di salute o per situazioni di necessità[56]; che chi avesse febbre e sintomi febbricitanti non dovesse spostarsi, dovendo rimanere in casa e contattare il proprio medico curante[57]. È stato imposto il divieto di uscire di casa per chi avesse contratto il virus e per chi fosse in quarantena[58] e la sospensione di eventi e competizioni sportive[59]. È stata stabilita la chiusura delle scuole[60], dei musei[61] di impianti sciistici[62] e dell’attività di palestre, centri benessere et similia[63]. È stata imposta la sospensione di qualsiasi manifestazione ed evento[64], nonché della maggior parte delle procedure concorsuali[65]. Inoltre, è stata prevista la limitazione oraria dell’apertura di ristoranti e bar con obbligo per gli esercenti di adottare apposite misure per far rispettare fra i clienti la distanza di un metro[66], mentre le altre attività commerciali dovevano prevedere un accesso idoneo ad evitare assembramenti[67]. Tale disciplina aveva efficacia dalla data di domenica 8 marzo a quella di venerdì 3 aprile[68].

Il Piemonte si è trovato in tal modo diviso in due: da una parte le provincie di Torino, di Cuneo e di Biella, nelle quali si applicavano misure generali e, dall’altra, quelle di Alessandria, Asti, Vercelli, Novara e del Verbano-Cusio-Ossola, in cui vigevano norme più stringenti.

Tale situazione, invero, è durata soltanto due giorni. Con l’emanazione del DPCM 9 marzo 2020[69], è stato stabilito che le misure maggiormente restrittive previste dal DPCM 8 marzo 2020 per le province della Regione Lombardia, nonché di quelle di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia, dovessero essere estese a tutto il territorio italiano[70], a partire da martedì 10 marzo a venerdì 3 aprile 2020[71].

In quella manciata di giorni la situazione giuridica si è modificata molto rapidamente, in tutto il mondo, anche in considerazione della dichiarazione dello lo stato di «pandemia» da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità in data 11 marzo 2020[72] .

Lo stesso giorno della dichiarazione dell’OMS, è stato approvato un altro decreto, il DPCM 11 marzo 2020[73]. Con tale provvedimento sono state previste ulteriori misure di contrasto all’emergenza sanitaria, valevoli da giovedì 12 marzo a mercoledì 25 marzo 2020[74] su tutto il territorio nazionale. Fra tali misure, a titolo esemplificativo, vi era la sospensione di tutte le attività di vendita al dettaglio tranne quelle di vendita di beni alimentari, e con alcune eccezione espressamente previste dal Decreto e dal relativo allegato (es. edicole, tabaccai, farmacie e parafarmacie) – in ogni caso con il rispetto della distanza minima di un metro[75]; la sospensione valeva altresì per le attività di ristorazione – ad eccezione delle mense aziendali, degli autogril e simili, sempre prevedendo il rispetto della distanza di un metro fra le persone[76] – e per tutte le attività di servizio alla persona[77]. Il decreto garantiva i servizi finanziari, bancari, assicurativi[78] e incentivava l’impiego dello smart working, nella pubblica amministrazione[79] e nelle imprese che potevano svolgere la propria attività[80].

Il 17 marzo 2020 è stato approvato il decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18[81], c.d. decreto Cura Italia. Tale atto ha previsto misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale, della protezione civile e degli altri soggetti impegnati nel contrasto dell’epidemia[82]; misure di sostegno al mondo del lavoro[83]; misure a sostegno della liquidità attraverso il sistema bancario[84]; misure fiscali a sostegno della liquidità delle famiglie e delle imprese[85]; nonché misure ulteriori per fronteggiare l’emergenza in varie materie (fra le quali, oltre alla sospensione dell’obbligo di versamento di tributi e contributi, norme relative alla giustizia, ai trasporti, allo sport, al mondo dell’agricoltura, dello spettacolo e della cultura, all’istruzione e all’università)[86].

Tre giorni dopo è stata emanata dal Ministero della Salute l’Ordinanza del 20 marzo 2020[87]. A partire da sabato 21 marzo e fino a mercoledì 25 marzo 2020[88], è stato stabilito il divieto di accesso a parchi e giardini pubblici, dello svolgimento di attività ludica all’aperto – ad accezione dell’attività motoria individuale nei pressi della propria abitazione – e di ogni spostamento verso abitazioni differenti dalla prima casa nei giorni festivi e prefestivi[89].

Quello sopra descritto era il contesto nazionale che ha spinto all’emanazione, in Piemonte, dell’ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 34 del 21 marzo 2020[90].

Tale ordinanza, con efficacia temporale da sabato 21 marzo a venerdì 3 aprile 2020, ha previsto numerose norme relative:

– alle azioni e alle attività vietate, fra cui in particolare:

  • spostamenti in entrata e in uscita dal territorio regionale e all’interno dei medesimi territori – con l’eccezione di situazioni lavorative, di necessità e per motivi di salute – anche verso le seconde case[91];
  • assembramenti di più di due persone in luogo pubblico, con il rispetto, in ogni caso, della distanza di sicurezza di un metro tra le persone[92];
  • l’allontanamento dalla propria residenza o dimora abituale, per i soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre superiore a 37,5° C, i quali devono contattare il proprio medico curante, limitando il più possibile i contatti con le altre persone[93];
  • mobilità dalla propria abitazione o dimora per le persone in quarantena e per quelle risultate positive al virus[94];
  • la sosta e l’assembramento presso i distributori automatici di bevande e alimenti confezionati[95];
  • accesso a parchi, ville, aree gioco e giardini pubblici[96].
  • svolgimento all’aperto di attività ludica o ricreativa, nonché qualsivoglia attività motorie svolte, anche singolarmente, ad eccezione di quanto effettuato nei pressi delle proprie abitazioni[97];

– alle attività oggetto di chiusura, fra cui in particolare quella relativa a:

  • esercizi di somministrazione di alimenti e bevande nelle stazioni ferroviarie e lacustri e nelle aree di servizio e rifornimento carburante, con esclusione di quelli situati lungo le autostrade, limitatamente alla vendita di prodotti da asporto (da consumarsi al di fuori dei locali)[98];
  • studi professionali (ad eccezione di quelli medici e di psicologia), salvo l’utilizzo del lavoro agile, ad eccezione dello svolgimento delle attività indifferibili ed urgenti o sottoposte a termini perentori di scadenza[99];
  • tutte le strutture ricettive (ad eccezione di quelle previamente individuate e collegate alla gestione dell’emergenza), con conseguente sospensione dell’accoglienza degli ospiti. La presenza di ospiti già nella struttura non deve protrarsi oltre le 72 ore successive all’entrata in vigore della presente ordinanza[100];.
  • impianti nei comprensori sciistici[101];
  • palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (ad eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali e centri ricreativi[102];
  • musei e istituti e luoghi della cultura[103];

– alle attività oggetto di sospensione, fra cui in particolare:

  • attività dei servizi di ristorazione, in relazione a cui, garantendo il rispetto delle misure previste dall’accordo Governo-Parti Sociali del 14 marzo 2020, risultano consentiti i servizi di mensa e del catering continuativo su base contrattuale, quelli resi nell’ambito di strutture pubbliche e private, istituti penitenziali, strutture sanitarie e sociosanitarie e di sostegno alle fasce fragili della popolazione, nonché la sola ristorazione con consegna a domicilio[104];
  • attività commerciali al dettaglio, ad eccezione di quelle che vendono generi alimentari e di prima necessità individuate nell’allegato 1 al DPCM del 11 Marzo 2020 (sia nell’ambito di esercizi commerciali di vicinato, sia nell’ambito della media e grande distribuzione ancorché ricompresi nei centri commerciali)[105];
  • attività degli Uffici Pubblici regionali, provinciali e comunali, ad eccezione dell’erogazione dei servizi essenziali ed indifferibili, previa intesa con le associazioni degli enti locali[106];
  • attività inerenti i servizi alla persona diverse da quelle individuate nell’allegato 2 al DPCM del 11 Marzo 2020 e delle attività artigianali di servizio, ad eccezione dei servizi di pubblica utilità o indifferibili e di quelli necessari al funzionamento delle unità produttive rimaste in attività[107].
  • attività nei cantieri, previa la concessione del termine per la messa in sicurezza[108];
  • eventi e di competizioni sportive di ogni ordine e disciplina in luoghi
  • pubblici o privati[109].
  • cerimonie civili e religiose, comprese quelle funebri[110].
  • servizi educativi per l’infanzia e delle attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, nonché i corsi professionali e le attività formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e locali e da soggetti privati, ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza. Sono esclusi i corsi per i medici in formazione specialistica e i corsi di formazione specifica in medicina generale, nonché le attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie. Le riunioni degli organi collegiali potranno svolgersi solamente in videoconferenza. In ogni caso, gli enti gestori sono tenuti ad assicurare la pulizia degli ambienti e gli adempimenti amministrativi e contabili concernenti i servizi educativi per l’infanzia richiamati, non facenti parte di circoli didattici o istituti comprensivi[111];
  • procedure concorsuali pubbliche e private, fatto salvo i casi in cui la valutazione dei candidati è effettuata su basi curriculari ovvero in modalità telematica[112];
  • esami di idoneità alla guida di veicoli da espletarsi presso gli uffici periferici della motorizzazione civile[113];
  • congedi ordinari del personale sanitario, di quello tecnico, e di quello le cui attività siano necessarie a gestire le attività richieste dalle unità di crisi costituite a livello regionale[114];

– alle attività garantite, fra cui in particolare quelle relative a:

  • i servizi bancari, finanziari e assicurativi, oltre all’attività del settore agricolo, zootecnico di trasformazione agro-alimentare, comprese le filiere che ne forniscono beni e servizi. In ogni caso devono essere impiegate modalità di lavoro in grado di favorire la prenotazione degli utenti tramite appuntamenti, evitando così assembramenti[115];
  • la raccolta, il trasporto, il recupero, lo smaltimento e la gestione dei rifiuti[116].

– alle azioni e alle attività consentite, fra le quali:

  • l’accesso alle tali attività commerciali aperte limitatamente a una sola persona del nucleo familiare, salvo comprovati motivi di assistenza[117];
  • l’attività di mercato settimanale, soltanto con la garanzia di specifiche modalità di accesso contingentato per evitare assembramenti, con la presenza fissa della polizia locale[118];
  • l’attività di edicole, farmacie, parafarmacie e i tabaccai[119];
  • l’attività relativa ai servizi di mensa e del catering continuativo su base contrattuale, quelli resi nell’ambito di strutture pubbliche e private, istituti penitenziali, strutture sanitarie e sociosanitarie e di sostegno alle fasce fragili della popolazione, nonché la sola ristorazione con consegna a domicilio[120];
  • l’uscita con l’animale di compagnia per le sue necessità fisiologiche, con l’obbligo, per il proprietario, sia di rimanere nelle immediate vicinanze della residenza o domicilio, sia di documentazione agli organi di controllo del luogo di residenza o domicilio[121];
  • l’attività di esercizi di somministrazione di cibo e bevande siti negli ospedali e negli aeroporti, con l’obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di un metro[122];
  • l’utilizzo degli impianti sportivi, a porte chiuse, soltanto per le sedute di allenamento degli atleti professionisti e non professionisti, riconosciuti d’interesse nazionale dalle federazioni e dal CONI, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali o internazionali. Consentito esclusivamente lo svolgimento degli eventi e delle competizioni sportive organizzati da organismi sportivi internazionali, in impianti sportivi a porte chiuse o all’aperto senza la presenza di pubblico. In tutti questi casi, le associazioni e le società sportive, tramite il proprio personale, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus fra gli atleti, tecnici, dirigenti e tutti gli accompagnatori[123];
  • l’accesso ai luoghi di culto (nei quali le cerimonie sono sospese) in forma contingentata e nel rispetto delle misure necessarie a garantire la sicurezza interpersonale di un metro[124];
  • lo svolgimento dei concorsi per il personale sanitario, degli esami di Stato e di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo, e quelli per il personale della protezione civile[125].

L’ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 34 del 21 marzo 2020 ha imposto, inoltre, lo spegnimento delle slot machine, dei monitor e dei televisori da parte degli esercenti, con il fine di impedire la permanenza di persone per motivi di gioco all’interno dei locali[126], nonché l’adozione, in tutti i casi possibili, nello svolgimento di riunioni, modalità di collegamento da remoto con particolare riferimento a strutture sanitarie e sociosanitarie, servizi di pubblica utilità e coordinamenti attivati nell’ambito dell’emergenza sanitaria, comunque evitando assembramenti e garantendo il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro[127]. Inoltre, tale atto ha previsto che le strutture sanitarie dovessero attuare un monitoraggio clinico degli operatori sanitari tramite la rilevazione della temperatura corporea prima del turno di lavoro[128].

L’ordinanza regionale del 21 marzo 2020, infine, ha stabilito alcune raccomandazioni relative alle attività commerciali e produttive:

  • di provvedere alla rilevazione sistematica della temperatura corporea anche ai clienti presso i supermercati e le farmacie, oltre che ai dipendenti dei luoghi di lavoro aperti, e a tutti coloro che vengono intercettati dall’azione di verifica del rispetto dei divieti dalle Forze di polizia. Nel caso di rilevamento di temperatura corporea superiore o uguale a 37,5 °C è previsto il divieto assoluto di mobilità dal proprio domicilio o residenza per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus[129];
  • di attuare il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità smart working per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza[130];
  • di incentivare le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti, e gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva[131];
  • di sospendere le attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione[132];
  • di adottare protocolli di sicurezza anticontagio e strumenti di protezione individuale nell’impossibilità di rispettare la distanza interpersonale di un metro[133];
  • di incentivare le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro[134];
  • di limitare al massimo gli spostamenti all’interno dei siti, contingentando l’accesso agli spazi comuni[135].

3.1.6. Ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 35 del 29 marzo 2020

Il giorno seguente all’emanazione dell’ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020, è stato approvato il DPCM 22 marzo 2020[136]. Tale provvedimento ha previsto l’adozione, su tutto il territorio nazionale e con efficacia da lunedì 23 marzo a venerdì 3 aprile 2020[137], di ulteriori norme finalizzate a contrastare e contenere il diffondersi del virus, fra cui la a) e c) sospensione di tutte le attività produttive industriali e commerciali che non siano in grado di organizzare il lavoro a distanza, ad eccezione di quelle espressamente indicate in tale decreto e nel relativo allegato 1[138]; il divieto, in capo a tutte le persone fisiche, del trasferimento o dello spostamento, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute[139]. Il DPCM 22 marzo 2020, inoltre, ha consentito sia la continuazione delle attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività di cui all’allegato 1, nonché dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali, previa comunicazione al Prefetto[140]; sia l’attività di produzione, trasporto, commercializzazione e consegna di farmaci, tecnologia sanitaria e dispositivi medico-chirurgici, e di prodotti agricoli e alimentari[141]; sia le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, previa comunicazione al Prefetto, dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti[142]; sia le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del Prefetto[143].

Al DPCM 22 marzo 2020 ha fatto seguito, a pochi giorni di distanza, l’approvazione del Decreto Legge 25 marzo 2020, n. 19[144]. Come sottolineato dalla dottrina, tale decreto legge «stabilisce che potranno essere adottate nel corso dell’emergenza una o più misure per periodi predeterminati, ciascuno di durata non superiore a trenta giorni, reiterabili e modificabili anche più volte e con possibilità di modularne l’applicazione in aumento ovvero in diminuzione secondo l’andamento epidemiologico del virus»[145]. Senza entrare nell’elenco dettagliato delle previsioni normative stabilite da tale atto[146], il quale costituisce il tentativo di riordinare la materia[147], considerando la circostanza la quale vengono riprese in gran parte le norme previste nei DPCM precedentemente emanati, basti ivi sottolineare che esso rappresenta l’atto normativo italiano contenente le norme più stringenti in tema di contrasto all’epidemia di Coronavirus. Per il tema ivi di interesse, nel decreto legge – oltre al potere di ordinanza del Ministro della Salute in caso di estrema necessità e urgenza [148] – viene espressamente prevista la possibilità per le Regioni[149] dell’introduzione di misure più restrittive di quelle previste dal decreto, nell’ipotesi di «specifiche situazioni sopravvenute di aggravamento del rischio sanitario verificatesi nel loro territorio o in una parte di esso»[150], ed «esclusivamente nell’ambito delle attività di loro competenza e senza incisione delle attività produttive e di quelle di rilevanza strategica per l’economia nazionale»[151].

Tre giorni dopo l’approvazione del Decreto legge n. 19 del 2020, è stato approvato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 marzo 2020[152], contenente i criteri di formazione e di riparto del Fondo di solidarietà comunale 2020.

A fronte di questi ulteriori atti centrali è stato approvato approvato un ulteriore atto regionale, vale a dire l’ordinanza regionale adottata con Decreto Presidente della Giunta Regionale piemontese n. 35 del 29 marzo 2020[153]. Con tale ordinanza, a con effetto da domenica 29 marzo fino a venerdì 3 aprile 2020, è stata ordinata la possibilità di commercio al dettaglio di articoli di cartoleria e forniture per ufficio, sia all’interno di attività di vendita di generi alimentari sia nelle altre attività commerciali aperte – oltre alla possibilità di commercio dei suddetti articoli online e tramite altri mezzi di comunicazione per le attività chiuse. Inoltre, è stato raccomandato alle attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità di garantire un accesso prioritario a medici, infermieri, OSS, protezione civile, soccorritori e volontari (muniti di tesserino di riconoscimento).

3.1.7. Ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 36 del 3 aprile 2020

Due giorni dopo l’emanazione dell’ordinanza regionale cui al DPGR n. 35 del 2020, è stato approvato il DPCM 1 aprile 2020[154]. A partire da sabato 4 aprile fino alla data di lunedì 13 aprile 2020[155], con tale atto sono state prorogate su tutto il territorio nazionale le misure adottate in precedenza sul piano regolamentare, in particolare quelle contenute nei DPCM 8, 9, 11 e 22 marzo 2020[156]. Tale provvedimento ha previsto, inoltre, la sospensione di tutti gli eventi e le competizioni sportive, nonché le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non[157].

Altri due giorni dopo, è stata emanata l’ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 36 del 3 aprile 2020[158]. Questa ordinanza ha previsto, con efficacia da venerdì 3 aprile a lunedì 13 aprile 2020, da un lato la proroga sull’intero territorio regionale le misure previste con le ordinanze n. 34 del 21 marzo 2020 e n. 35 del 29 marzo 2020; dall’altro, l’introduzione di nuove misure più stringenti. Fra tali nuove misure, è stato imposto il divieto di svolgere all’aperto attività ludica o ricreativa, nonché qualsivoglia attività motoria svolta, anche singolarmente, se non entro 200 metri dalla propria abitazione[159]. È stata consentita, inoltre, l’attività dei mercati settimanali esclusivamente garantendo specifiche modalità di accesso scaglionato, onde evitare assembramenti, in particolare con la limitazione dell’accesso ad un singolo componente per nucleo familiare, salvo comprovati motivi che richiedano l’accompagnamento, garantiti dalla polizia locale[160].

Un’altra attività consentita ha riguardato l’assistenza di anziani, ammalati o diversamente abili, svolgimento della cui attività è stato permesso solamente in presenza di esigenze comprovate e indifferibili della persona seguita[161].

L’ordinanza regionale cui al DPGR n. 36 del 3 aprile 2020 è stata seguita da alcuni chiarimenti interpretativi legati alla specificazione di alcune azioni e attività consentite[162]. In particolare, è stato precisato essere permessi gli spostamenti delle persone diversamente abili o in condizioni di autismo (rientranti nelle “situazioni di necessita” o “motivi di salute”); gli spostamenti su tutto il territorio regionale, tramite autocertificazione, dei volontari che operano a supporto degli Enti Istituzionali per attività di Protezione Civile e /o di tipo Socio Assistenziale esclusivamente nell’ambito dell’emergenza; infine, l’attività di assistenza a minori da parte di terzi (baby sitting), che non era prevista espressamente dall’ordinanza regionale in questione.

3.1.8. Ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 38 del 6 aprile 2020

In data 6 aprile 2020, è stata approvata l’ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 38[163]. Con efficacia da lunedì 6 aprile fino a venerdì 31 luglio – o fino alla conclusione dell’emergenza, salvo differenti future disposizioni –, tale atto ha stabilito l’adozione, nel territorio regionale, alcune misure relative al servizio taxi. In particolare, è stato consentono ai taxi di poter essere impiegati per la consegna a domicilio di beni, spesa e medicinali, nel rispetto di tutte le disposizioni anti-contagio adottate dalle autorità. La tariffa per tale servizio doveva essere pari al massimo ad 7,50 € per il servizio di consegna nel raggio di 2,5 chilometri, al massimo di 10 € per il servizio di singola consegna nel medesimo comune e al massimo ad 15 € per il servizio di singola consegna nell’ambito di più comuni. Ulteriori indennizzi o sovrapprezzi per l’esecuzione del servizio di consegna a domicilio non sarebbero stati consentiti.

3.1.9. Ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 39 del 6 aprile 2020

Nella medesima giornata, con il Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 39 del 6 aprile 2020 è stata adottata un’altra ordinanza regionale[164] con la quale, con decorrenza da lunedì 6 aprile fino a lunedì 13 aprile 2020, sono state introdotte misure in sostituzione di quelle previste dalle ordinanze regionali cui al DPGR n. 36 del 3 aprile 2020. Queste ultime sono rimaste sostanzialmente inalterate, con alcune specifiche introduzioni. Nell’ordinanza regionale è stato fatto obbligo, a partire da mercoledì 8 Aprile 2020, dell’uso di mascherine e guanti monouso per il personale addetto alla vendita negli esercizi commerciali aperti[165]. È stato reso consentito espressamente anche alle baby sitter, oltre alle badanti, di svolgere l’attività di assistenza – recependo in tal modo quanto sottolineato nei chiarimenti al DPGR n. 36 del 3 aprile 2020[166]. Sono stati consentiti altresì sia lo svolgimento della propria attività a chi svolge mansioni di collaborazione domestica, quali le colf, seppur unicamente in presenza di esigenze comprovate e indifferibili[167], sia lo svolgimento dell’attività motoria, da fare singolarmente entro 200m dalla propria abitazione e con l’obbligo di documentazione agli organi di controllo del luogo di residenza o domicilio[168]. Nell’atto sono state previste, infine, alcune raccomandazioni relative all’accesso dei clienti alle attività commerciali al chiuso e all’aperto (mercati), possibile, a partire da mercoledì 8 Aprile 2020, solo con la mascherina.

3.1.10. Ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 40 del 7 aprile 2020

Con il Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 40 del 7 aprile 2020 è stata adottata un’ordinanza regionale[169] con la quale è stata modificata una norma contenuta nell’ordinanza cui al DPGR n. 39 del 6 aprile 2020. Nello specifico, l’atto ha previsto, con efficacia da martedì 7 aprile fino a lunedì 13 aprile 2020, la raccomandazione di provvedere alla rilevazione sistematica della temperatura corporea anche ai clienti presso i supermercati e le farmacie, oltre che ai dipendenti dei luoghi di lavoro, se aperti, con il correlato divieto di mobilità dal proprio domicilio o residenza a seguito del rilievo di temperatura corporea uguale o superiore a 37,5 °C.

3.1.11. Ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 41 del 9 aprile 2020

Due giorno dopo, con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 41 del 9 aprile 2020 è stata adottata un’ordinanza regionale[170] integrativa di quella adottata con DPGR n. 39 del 6 aprile 2020. Con tale nuova ordinanza è stato prevista su tutto il territorio regionale e con decorrenza da giovedì 9 aprile a lunedì 13 aprile 2020, la chiusura al pubblico di tutti gli esercizi commerciali dalle ore 13:00 di domenica 12 aprile 2020 fino alla mezzanotte di lunedì 13 aprile 2020[171]. Sono state sottratte a tale divieto le farmacie, le parafarmacie e tutti gli esercizi dedicati alla vendita esclusiva di prodotti sanitari, nel rispetto dei propri orari d’apertura[172]. Infine, sono state consentite le consegne a domicilio per tutti i settori merceologici, a condizione del rispetto delle norme igienico-sanitarie, della disciplina del settore del commercio e della normativa fiscale[173].

3.1.12. Ordinanza regionale adottata con Decreto Presidente della Giunta Regionale n. 43 del 13 aprile 2020

Il 10 aprile 2020 è stato adottato un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri[174] con il quale sono state estese fino alla data di domenica 3 maggio 2020 le misure di contenimento della pandemia. In generale, sono state confermate le restrizioni precedentemente in vigore relative agli spostamenti delle persone; alla sospensione di tutte le attività didattiche e universitarie in presenza, degli spettacoli, delle competizioni sportive, delle cerimonie religiose; alla sospensione della vendita nei negozi di beni ulteriori rispetto a quelli alimentari e di prima necessità; alla sospensione di bar, ristoranti, pub, gelaterie e pasticcerie; a queste ultime è consentita la vendita a distanza di prodotti con consegna a domicilio (nel rispetto della distanza di un metro); alla sospensione dell’attività di servizi alla persona; alla sospensione dei servizi delle navi da crociera; all’apertura di edicole, tabaccherie, farmacie e parafarmacie; alle attività consentite di selvicoltura e quella relativa alla lavorazione del legname. Inoltre, è stato disposto il distanziamento sociale in tutti gli esercizi commerciali aperti e il rispetto delle misure anticontagio sia per i lavoratori sia per i clienti (fra le quali l’ingresso contingentato, l’impiego di gel igienizzanti e di mascherine e guanti monouso). Con tale DPCM è stata inserita una novità relativa all’attività di commercio al dettaglio di prodotti di abbigliamento per bambini e neonati e all’attività di librerie e cartolerie, consentite da martedì 14 aprile 2020.

A fronte di tale misura governativa, con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 43 del 13 aprile 2020 è stata adottata un’ordinanza regionale[175] con la quale sono state prorogate le misure previste con le ordinanze n. 34 del 21 marzo, 35 del 29 marzo, 39 del 6 aprile e 40 del 7 aprile 2020, su tutto il territorio regionale e con effetto da lunedì 13 aprile fino a domenica 3 maggio 2020. Con l’ordinanza in questione, tuttavia, la Regione Piemonte si è discostata dal DPCM 10 aprile 2020, poiché ha disposto la sospensione delle attività di commercio al dettaglio di libri e di abbigliamento per neonati e bambini. Tale atto regionale, inoltre, ha raccomandato l’accesso dei clienti con mascherine alle attività commerciali all’aperto e al chiuso e ai mezzi di trasporto pubblico anche non di linea – vale a dire il servizio taxi.

3.1.13. Ordinanza regionale adottata con Decreto de Presidente della Giunta Regionale n. 47 del 20 aprile 2020

Con l’ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 47 del 20 aprile 2020[176], è stata introdotta una disciplina integrante quella stabilita dall’ordinanza cui al DPGR n. 43 del 13 aprile 2020. Con efficacia temporale da lunedì 20 aprile 2020 a domenica 3 maggio 2020, è stata imposta la chiusura al pubblico di tutti gli esercizi commerciali nei giorni lunedì 25 aprile e venerdì 1 maggio 2020[177], ad eccezione, da un lato, di farmacie, parafarmacie e di tutti gli esercizi dedicati alla vendita esclusiva di prodotti sanitari, nel rispetto degli orari di apertura[178] e, dall’altro, delle edicole, delle aree di servizio sulle autostrade e gli impianti di distribuzione di carburante sulle strade e sulle autostrade[179].

4. rimangono consentite le consegne a domicilio per tutti i settori merceologici, nel rispetto della disciplina igienico-sanitaria, di quella del settore commerciale e di quella fiscale.

Lo stesso giorno in cui è stata adottata tale ordinanza regionale, tramite una nota dell’Assessorato Regionale alla Cultura, al Turismo e al Commercio[180] è stato precisato che rientrassero fra le attività consentite la produzione, il trasporto e la commercializzazione dei prodotti agricoli.

3.1.14. Ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 49 del 30 aprile 2020

In data 26 aprile 2020 è stato approvato il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri[181] con il quale, oltre a sottolineare la necessità del rispetto della distanza sociale e dell’impiego di dispositivi di protezione individuale quali criteri generali a cui attenersi, sono state introdotte alcune misure in sostituzione di quelle previste dal DPCM 10 aprile 2020, con efficacia temporale da lunedì 4 maggio 2020 a domenica 17 maggio 2020[182].

Brevemente, sono stati consentiti gli spostamenti nel territorio della Regione di appartenenza, ma solo per motivi di lavoro, di salute, necessità o visita ai congiunti[183]; consentiti gli spostamenti fuori dal territorio regionale per motivi di lavoro, di salute, di urgenza e per il rientro presso propria abitazione[184]; consentito l’accesso alle ville, ai parchi e ai giardini pubblici, nel rispetto della distanza e contingentando l’ingressi alle aree gioco (con la possibilità che i Sindaci vietino l’ingresso nel caso di impossibilità di rispetto delle norme di sicurezza)[185]; consentite le cerimonie funebri con la partecipazione estesa ai congiunti fino a un massimo di quindici persone, nel rispetto della distanza di un metro e dell’impiego delle mascherine[186]; consentite le sessioni di allenamento a porte chiuse degli atleti di sport individuali[187]; consentita la riapertura delle attività produttive, industriali e commerciali individuate dall’allegato 3, con possibilità di svolgere le attività propedeutiche alla riapertura, quali la sanificazione degli ambienti, già a partire dal 27 aprile 2020[188]. Con il DPCM in questione è stato imposto l’obbligo dell’utilizzo delle mascherine sui mezzi di trasporto pubblico[189]. Se da un lato, infine, è stata protratta la sospensione delle attività di ristorazione, è stata altresì consentita sia alla ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, sia quella con asporto fermo restando l’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro e il divieto sia di consumare i prodotti nei locali sia di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi[190].

A fronte di tale atto, la Regione Piemonte è intervenuta nuovamente in materia. Con l’ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 49 del 30 aprile 2020[191], sono state introdotte misure, con efficacia temporale da lunedì 4 maggio a domenica 17 maggio 2020, che innovano quelle previste nelle ordinanze n. 34 del 21 marzo 2020, n. 35 del 29 marzo 2020, n. 39 del 6 aprile 2020, n. 40 del 7 aprile 2020 e n. 43 del 13 aprile 2020. Il criterio generale è il rispetto rigoroso del DPCM del 26 aprile 2020, con alcune eccezione. È stato consentito il servizio di asporto per le attività di bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie, dietro comunicazione al Comune, in tutto il territorio della Regione[192], ad eccezione del Comune di Torino per il quale tale attività è consentita da sabato 9 maggio 2020[193]. Viene fatto salvo il potere del Sindaco di vietare nel proprio Comune, o delimitare su parti di esso, tali attività in presenza di specifiche motivazioni di carattere sanitario o in caso del mancato rispetto delle disposizioni del DPCM 26 marzo 2020[194]. Viene consentita l’attività di asporto – la quale deve avvenire in orario 6-21, fatto salvo il potere dei Sindaci di stabilire orari più restrittivi[195] e pena la sospensione dell’attività di asporto, da parte del Sindaco, in caso di inadempienza da parte delle singole attività delle prescrizioni di cui al DPCM 26 aprile 2020 e dell’ordinanza regionale in esame[196] – tuttavia con il divieto sia di consumare prodotti all’interno dei locali, sia di sostare nelle immediate vicinanze dell’esercizio[197]. In quest’ultimo caso, deve esservi il rispetto della distanza minima di due metri in coda in attesa dell’ingresso[198]; i prodotti devono essere ordinati da remoto e il ritiro dei prodotti deve avvenire per appuntamenti dilazionati nel tempo, evitando in tal modo assembramenti all’esterno[199]; è consentito l’ingresso nel locale di un cliente per volta[200]; è permesso l’asporto in quegli esercizi di ristorazione per i quali sia prevista la consegna diretta al cliente nel veicolo[201]; sia il personale sia la clientela devono indossare la mascherina[202] e devono rispettare la distanza di due metri[203].

3.1.15. Ordinanza regionale adottata con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 50 del 2 maggio 2020

Con Decreto del Presidente della Giunta Regionale n. 50 del 2 maggio 2020 è stata adottata l’ordinanza regionale[204] con la quale è stata sostituita l’ordinanza cui al DPGR n. 43 del 13 aprile 2020 e integrata quella cui al DPGR n. 49 del 30 aprile 2020.

Con decorrenza da lunedì 4 maggio a domenica 17 maggio 2020, tale ordinanza ha imposto

l’obbligo, in attuazione al DPCM 26 aprile 2020, sull’intero territorio regionale, per tutte le persone – ad eccezione dei bambini di età inferiore a sei anni e dei soggetti con forme di disabilità non compatibili con l’uso[205] – di indossare la mascherina nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto, e in ogni caso in tutte le circostanze nelle quali non sia possibile garantire il mantenimento della distanza di sicurezza[206]. Tale atto ha espressamente sottolineato il mantenimento del divieto di ingresso ai visitatori in tutte le strutture pubbliche e private, convenzionate ed equiparate al Servizio sanitario nazionale, e in tutte le strutture socio assistenziali indicate dal DPCM del 26 Aprile 2020, salvo i soli casi indicati dalla direzione sanitaria della struttura[207]. Sempre facendo esplicito riferimento alle previsioni contenute nel DPCM del 26 aprile 2020, l’ordinanza in esame ha stabilito, da un lato, che l’accesso alle attività commerciali aperte dovesse essere limitato ad un solo componente del nucleo familiare, salvo comprovati motivi di assistenza che richiedano l’accompagnamento di altra persona[208]; dall’altro che mercati dovessero garantire specifiche modalità di accesso scaglionato per evitare assembramenti (anche attraverso l’utilizzo di transenne, e comunque sempre alla presenza della Polizia Locale o della Protezione Civile o di Associazioni individuate dal Sindaco), limitando l’accesso ad un singolo componente per nucleo familiare – salvo comprovati motivi che richiedano l’accompagnamento[209]. L’atto regionale ha consentito l’accesso agli Uffici Giudiziari, previa rilevazione della temperatura corporea e con l’obbligo per chiunque di indossare protezioni delle vie respiratorie[210]. Parimenti sono stati consentiti sia l’allenamento e l’addestramento di cavalli – da svolgersi con modalità individuale da parte dei proprietari o affidatari degli animali, e nei maneggi autorizzati all’interno del territorio della Regione Piemonte, sempre nel rispetto delle prescrizioni attualmente in vigore in materia di distanziamento sociale[211] – sia l’attività di toelettatura di animali di compagnia – a condizione che il servizio sia svolto su appuntamento, senza il contatto diretto tra le persone e garantendo il distanziamento sociale[212]. È stato consentito, infine, ai residenti della Regione Piemonte lo spostamento individuale nel territorio regionale per raggiungere le seconde case, in affitto o di proprietà, con obbligo di rientro giornaliero, «all’esclusivo fine dello svolgimento delle sole attività di manutenzione e riparazione necessarie per la tutela delle condizioni di sicurezza e conservazione del bene oltre che per motivi indifferibili ed a carattere di urgenza (decadenza di locazioni ed affitti)»[213].

  1. Cfr. Città di Torino, Porta Palazzo. Storia e futuro del cuore di Torino, Torino, 2006, 12 (in https://bit.ly/2VxTEL8).
  2. Sul punto di veda M.O. Quario (cur.), Torino al tempo del colera – 1835, pubblicazione dell’Archivio di Stato di Torino e dell’Associazione UCIIM, Torino, 2012, 99 ss. (in https://bit.ly/2RIp9Rw), la quale ricorda come «l’evento fu ricordato dal pittore Amedeo Augero in un quadro conservato nella sala del Consiglio Comunale [della Città di Torino]». Quest’opera contiene altresì numerosi documenti storici e giuridici relativi al periodo dell’epidemia di colera nel Regno di Sardegna. In argomento si veda altresì Leggi e provvedimenti di sanità per gli Stati di terra ferma di S.M. il Re di Sardegna, Torino, Stamperia Reale, 1831.
  3. Si pensi, ad esempio, alla Basilica di Superga, la cui costruzione è legata all’Assedio di Torino del 1706, avvenuto durante la Guerra di successione spagnola (1701-1714). Il Ducato di Savoia, dopo essersi alleato con il Sacro Romano Impero contro il Regno di Francia e quello di Spagna, subì l’invasione delle truppe transalpine, le quali assediarono per alcuni mesi la Cittadella fortificata di Torino, fatta costruire il secolo precedente da Emanuele Filiberto il Testa di Ferro. Dopo aver guidato le truppe sabaude all’interno della città assediata, il duca Vittorio Amedeo II di Savoia si incontrò sul colle di Superga con il cugino Eugenio di Savoia-Soissons, comandante delle truppe del S.R.I., per stabilire la tattica controffensiva per respingere gli assedianti. Qui Vittorio Amedeo II fece un voto alla Madonna: se l’esercito francese fosse stato sconfitto, egli avrebbe eretto una maestosa chiesa proprio su quel colle. Grazie alla bravura dei comandanti militari e del coraggio dei soldati piemontesi, fra cui si ricordano le eroiche gesta di Pietro Micca, le truppe assedianti furono battute. E Vittorio Amedeo II, che a seguito della pace di Utrecht del 1713 acquisirà il titolo di Re di Sicilia (e che pochi anni più tardi “scambierà” con quello di Re di Sardegna), mantenne la parola: sull’omonimo colle fece erigere dallo Juvarra la Basilica di Superga, e a ricordo del voto fece incidere sopra il portone d’ingresso la scritta VIRGINI GENITRICI VICTORIUS AMEDEUS, SARDINIAE REX BELLO GALLICO, VOVIT ET PULSIS HOSTIBUS FECIT, DEDICAVITQUE. In argomento si vedano, fra i tanti, F. Galvano, L’assedio. Torino 1706, UTET, Torino, 2005; G. Oliva, Storia di Torino. Dalle origini ai giorni nostri, EBI, Torino, Pordenone, 2014, 133 ss.; A. Barbero, Il Ducato di Savoia, Amministrazione e corte di uno Stato franco-italiano, Laterza, Roma-Bari, 2002. Per una contestualizzazione regionale più ampia si veda, invece, A. Barbero, Storia del Piemonte. Dalla preistoria alla globalizzazione, Einaudi, Torino, 2008, 296 ss.
  4. Una precisazione terminologica è necessaria. Il nome scientificamente corretto del c.d. Corona virus è SARS-CoV-2, acronimo di Severe Acute Respiratory Syndrome Coronavirus 2 (in italiano “sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2”), come stabilito dallo studio del Coronaviridae Study Group of the International Committee on Taxonomy of Viruses, ad opera di A.E. Gorbalenya, S.C. Baker, R.S. Baric, et al., The species Severe acute respiratory syndrome-related coronavirus: classifying 2019-nCoV and naming it SARS-CoV-2, in Nat. Microbiol. n. 5/2020, 536 ss. La malattia provocata da tale virus è stata invece definita COVID-19, ovvero COrona VIrus Disease (20)19. Onde evitare confusione fra il virus (SARS-CoV-2) e la malattia da essa causata (COVID-19), chi scrive si riferirà al virus adoperando la vulgata di Corona virus.
  5. Così N. Aicardi, La sanità, in S. Cassese (cur.), Trattato di diritto amministrativo. Diritto amministrativo speciale, Tomo I, Le funzioni di ordine. Le funzioni del benessere, II ed., Giuffrè, Milano, 2003, 625: «[a]ll’epoca in cui fu emanata, la disposizione era all’avanguardia, se si pensa che l’elevazione del diritto alla salute a principio costituzionale non ricorre in alcuna delle costituzioni europee coeve a quella italiana […] e nemmeno nella convenzione europea dei diritto dell’uomo».
  6. In argomento si vedano A. Simoncini, E. Longo, Commento all’articolo 32 della Costituzione, in R. Bifulco, A. Celotto, M. Olivetti (cur.), Commentario alla Costituzione, Vol. I, UTET, Torino, 2006, 655 ss., e C. Tripodina, Commento all’art. 32 della Costituzione, in S. Bartole, R. Bin, Commentario breve alla Costituzione, II ed., CEDAM, Padova, 2008, 321 ss.; R. Balduzzi, D. Servetti, La garanzia costituzionale del diritto alla salute e la sua attuazione nel Servizio sanitario nazionale, in R. Balduzzi, G. Carpani (cur.), Manuale di diritto sanitario, Il Mulino, Bologna, 2013, 13 ss.
  7. Art. 117 co. 2 lett. m) Cost.
  8. Definiti per la prima volta con il D.P.C.M. 29 novembre 2001 (consultabile in https://bit.ly/2Ysvyob), i LEA sono stati da ultimi aggiornati dal D.P.C.M. 12 gennaio 2017 (in https://bit.ly/3c03890), con il quali sono stati individuati tre macro livelli di attività: prevenzione collettiva e sanità pubblica – vale a dire attività di prevenzione riferite sia ai singoli individui sia alla collettività –, assistenza distrettuale – ovvero attività e i servizi sanitari e socio-sanitari diffusi sul territorio – e assistenza ospedaliera.
  9. Cfr. A.M. Sandulli, Manuale di diritto amministrativo, II, Jovene, Napoli, 1989, 1007: «la remota tradizione legislativa […], la elaborazione costituente […] e la stessa legge istitutiva del servizio sanitario nazionale […] distingu[evano] dalla assistenza sanitaria e ospedaliera – che l’a. 117 Cost. devolve alle Regioni ordinarie – l’igiene e la sanità […] e ancora più l’attività relativa alla prevenzione degli infortuni […] – che invece non risulta[va]no ricomprese tra i compiti attribuiti alla Regioni ordinarie dal citato a. 117».
  10. Cfr. N. Aicardi, La sanità, in S. Cassese (cur.), Trattato di diritto amministrativo. Diritto amministrativo speciale, I, cit., 644-645, per il quale «[l]a riforma del titolo V della parte II della Costituzione conferma l’assistenza sanitaria come materia di legislazione concorrente, seppur rinominandola, in modo più comprensivo, “tutela della salute” (art. 117, co. 3, cost.), così da racchiudervi senz’altro anche gli interventi in materia di igiene e sanità pubblica».
  11. Secondo G. Cilione, Diritto Sanitario, Maggioli, Santarcangelo di Romagna, 2013, 96, alla Regione può essere riconosciuto un vero e proprio ruolo di «titolare del servizio pubblico [sanitario]».
  12. In tal senso G. Cilione, Diritto Sanitario, cit., 69, per il quale, in riferimento alla l. n. 833 del 1978, «proprio per la valenza fondamentale delle sue disposizioni vigenti, che continueranno necessariamente ad informare le finalità preposte all’organizzazione ed alla gestione dei servizi sanitari pubblici: ci si riferisce all’universalità, all’uguaglianza ed alla globalità del regime degli interventi sanitari, in assenza dei quali, invero, non si potrebbe parlare più di diversi modelli organizzativi e gestionali del servizio, ma si assisterebbe alla caduta del sistema sanitario nazionale, in riferimento al quale nella legge costituzionale n. 3/2001 sono stati invece creati i presupposti normativi indispensabili al suo mantenimento».
  13. Cfr. art. 32 legge n. 833 del 1978.
  14. Interessante sul punto J. Ziller, Europa, coronavirus e Italia, in federalismi.it Oss. Emerg. Covid-19, marzo 2020, nonché Id., Unione europea e Coronavirus, in CERIDAP, n. 1/2020. Per alcune riflessioni della dottrina in merito alla situazione emergenziale legata al c.d. Corona virus, si vedano a titolo non esaustivo U. Allegretti, Il trattamento dell’epidemia di “coronavirus” come problema costituzionale e amministrativo, in Forum di Quaderni Costituzionali, n. 1/2020; V. Baldini, Emergenza sanitaria nazionale e potere di ordinanza regionale. Tra problema di riconoscibilità dell’atto di giudizio e differenziazione territoriale delle tutele costituzionali, in Dirittifondamentali.it, n. 1/2020; G. Boggero, Le “more” dell’adozione dei DPCM sono “ghiotte” per le Regioni. Prime osservazioni sull’intreccio di poteri normativi tra Stato e Regioni in tema di Covid-19, in Dirittiregionali.it, marzo 2020; G. Bottino, Gli Enti locali alla prova del “Corona-Virus”: semplificazioni amministrative, e flessibilità gestionali, a sostegno della comunità territoriale, in CERIDAP, n. 1/2020; C. Buzzacchi, Coronavirus e territori: il regionalismo differenziato coincide con la zona “gialla”, in lacostituzione.info, 2 marzo 2020; A. Candido, Poteri normativi del governo e libertà di circolazione al tempo del COVID-19, in Forum di Quaderni Costituzionali, n. 1/2020; M. Cosulich, Lo Stato regionale italiano alla prova dell’emergenza virale, in Corti supreme e salute, n. 1/2020; L. Cuocolo, I diritti costituzionali di fronte all’emergenza Covid-19: la reazione italiana, in federalismi.itOss. Emerg. Covid-19, marzo 2020; E. Jorio, Interventi normativi di contrasto al Coronavirus: una rassegna ragionata, in Corti supreme e salute, n. 1/2020; A. Venanzoni, L’innominabile attuale. L’emergenza Covid-19 tra diritti fondamentali e stato di eccezione, in Forum di Quaderni Costituzionali, n. 1/2020.

  15. Pare necessario specificare come la trattazione non si soffermerà sull’analisi delle ordinanze dei Sindaci. Su quest’ultimo punto si rimanda ad A. De Siano, Ordinanze sindacali e annullamento prefettizio ai tempi del Covis-19, in federalismi.it Oss. Emerg. Covid-19, aprile 2020. Sulle ordinanze in generali in questa emergenza invece M. Borgato, D. Trabucco, Brevi note sulle ordinanze contingibili ed urgenti: tra problemi di competenza e cortocircuiti istituzionali, in Dirittifondamentali.it, n. 1/2020.
  16. In argomento si vedano M. Cavino, Covid-19. Una prima lettura dei provvedimenti adottati dal Governo, in federalismi.itOss. Emerg. Covid-19, marzo 2020;
  17. Il Decreto del Presidente della Giunta Regionale 22 febbraio 2020, n. 20 è consultabile all’indirizzo https://bit.ly/3aDD5mq.
  18. L’Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale è consultabile all’indirizzo https://bit.ly/2yz8Rnt.
  19. Cfr. art. 2 Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  20. Ibidem.
  21. Cfr. art. 1 co. 2 lett. a) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  22. Cfr. art. 1 co. 2 lett. c) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  23. Cfr. art. 1 co. 2 lett. b) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  24. Cfr. art. 1 co. 2 lett. d) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  25. Cfr. art. 1 co. 7 Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  26. Cfr. art. 1 co. 2 lett. e) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  27. Cfr. art. 1 co. 3 lett. a) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  28. Cfr. art. 1 co. 3 lett. b) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  29. Cfr. art. 1 co. 3 lett. c) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  30. Cfr. art. 1 co. 3 lett. d) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  31. Cfr. art. 1 co. 3 lett. e) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  32. Cfr. art. 1 co. 3 lett. f) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  33. Cfr. art. 1 co. 3 lett. g) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  34. Cfr. art. 1 co. 3 lett. j) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  35. Cfr. art. 1 co. 3 lett. h) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  36. Cfr. art. 1 co. 3 lett. i) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  37. Cfr. art. 1 co. 3 lett. k) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  38. Cfr. art. 1 co. 3 lett. a) Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  39. Cfr. art. 1 co. 4 Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  40. Cfr. art. 1 co. 6 Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  41. Cfr. art. 1 co. 5 Ordinanza n. 1 del 23 febbraio 2020 del Ministro della Salute e del Presidente della Giunta Regionale.
  42. Il decreto legge n. 6 del 2020 è stato convertito, con modificazioni, dalla legge 5 marzo 2020, n. 13, rubricato Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 (CORONAVIRUS). Il testo è consultabile in https://bit.ly/3b1Z06W.
  43. Il DPCM 1 marzo 2020 è consultabile in https://bit.ly/3aTPkeM.
  44. Cfr. art. 1 co. 1 lett. d) DPCM 1 marzo 2020.
  45. Cfr. art. 3 co. 1 lett. b) DPCM 1 marzo 2020.
  46. Cfr. art. 6 co. 2 lett. b) DPCM 1 marzo 2020.
  47. Il fondamento giuridico del potere di ordinanza regionale in materia sanitaria derivava dall’art. 32 della già citata legge n. 833 del 1978, nonché dall’art. 117 d.lgs. n. 112 del 1998, e dall’art. 50 d.lgs. n. 267 del 2000 – norme espressamente richiamate dal decreto legge n. 6 del 23 febbraio 2020, in tema di Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, convertito con legge n. 13 del 2020.
  48. L’ordinanza regionale cui al DPGR n. 24 dell’1 marzo 2020 è consultabile in https://bit.ly/2Vx6o5P.
  49. L’ordinanza regionale cui al DPGR n. 25 del 2 marzo 2020 è consultabile in https://bit.ly/3azWeWj.
  50. Il DPCM del 4 marzo 2020 è consultabile in https://bit.ly/2S6Vb9Y.
  51. Cfr. art. 1 DPCM 4 marzo 2020.
  52. Cfr. art. 2 DPCM 4 marzo 2020.
  53. Cfr. art. 4 DPCM 4 marzo 2020.
  54. Il DPCM dell’8 marzo 2020 è consultabile in https://bit.ly/3bGwIQy.
  55. Cfr. art. 2 DPCM 8 marzo 2020.
  56. Cfr. art. 1 co. 1 lett. a) DPCM 8 marzo 2020.
  57. Cfr. art. 1 co. 1 lett. b) DPCM 8 marzo 2020.
  58. Cfr. art. 1 co. 1 lett. c) DPCM 8 marzo 2020.
  59. Eccezion fatta per gli sportivi professionistici che partecipano a olimpiadi o a competizioni internazionali i quali possono allenarsi a porte chiuse. Cfr. art. 1 co. 1 lett. d) DPCM 8 marzo 2020.
  60. Cfr. art. 1 co. 1 lett. h) DPCM 8 marzo 2020.
  61. Cfr. art. 1 co. 1 lett. c) DPCM 8 marzo 2020.
  62. Cfr. art. 1 co. 1 lett. l) DPCM 8 marzo 2020.
  63. Cfr. art. 1 co. 1 lett. s) DPCM 8 marzo 2020
  64. Cfr. art. 1 co. 1 lett. g) DPCM 8 marzo 2020.
  65. Cfr. art. 1 co. 1 lett. m) DPCM 8 marzo 2020.
  66. Cfr. art. 1 co. 1 lett. n) DPCM 8 marzo 2020.
  67. Cfr. art. 1 co. 1 lett. o) DPCM 8 marzo 2020.
  68. Cfr. art. 5 DPCM 8 marzo 2020.
  69. Il DPCM del 9 marzo 2020 è consultabile in https://bit.ly/3eWuaQC.
  70. Cfr. art. 1 DPCM 9 marzo 2020.
  71. Cfr. art. 2 DPCM 9 marzo 2020.
  72. Cfr. WHO Director-General’s opening remarks at the media briefing on COVID-19 – 11 March 2020, in https://www.who.int/, in https://bit.ly/3eWuYF8.
  73. Il DPCM dell’11 marzo 2020 è consultabile in https://bit.ly/2KC6Vx2.
  74. Cfr. art. 2 DPCM 11 marzo 2020.
  75. Cfr. art. 1 num. 1) DPCM 11 marzo 2020.
  76. Consentito invece il servizio di ristorazione con consegna a domicilio. Cfr. art. 1 num. 2) DPCM 11 marzo 2020.
  77. Ad eccezione di quelle espressamente individuate dall’allegato al DPCM. Cfr. art. 1 num. 3) DPCM 11 marzo 2020.
  78. Cfr. art. 1 num. 4) DPCM 11 marzo 2020.
  79. Cfr. art. 1 num. 6) DPCM 11 marzo 2020.
  80. Cfr. art. 1 num. 10) DPCM 11 marzo 2020.
  81. Il decreto legge n. 18 del 2020, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, rubricata Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19, è consultabile in https://bit.ly/2Ye4NDA.
  82. Cfr. artt. 1-18 d.l. n. 18 del 2020.
  83. Cfr. artt. 19-48 d.l. n. 18 del 2020.
  84. Cfr. artt. 49-59 d.l. n. 18 del 2020.
  85. Cfr. artt. 60-71 d.l. n. 18 del 2020.
  86. Cfr. artt. 72-127 d.l. n. 18 del 2020.
  87. L’Ordinanza del Ministero della Salute del 20 marzo 2020 è consultabile in https://bit.ly/2Y6hdgV.
  88. Cfr. art. 2 Ordinanza Ministero della Salute 20 marzo 2020.
  89. È stata imposta altresì la chiusura degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande all’interno delle stazioni ferroviarie e lacustri. Cfr. art. 1 Ordinanza Ministero della Salute 20 marzo 2020.
  90. L’ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020 è consultabile in https://bit.ly/2y0632F.
  91. Cfr. punto 1 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  92. Cfr. punto 2 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  93. Cfr. punto 3 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  94. Cfr. punto 5 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  95. Cfr. punto 1 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  96. Cfr. punto 22 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  97. Ibidem.
  98. Cfr. punto 18 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  99. Cfr. punto 19 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  100. Cfr. punto 21 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  101. Cfr. punto 24 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  102. Cfr. punto 25 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  103. Cfr. punto 26 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  104. Cfr. punto 17 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  105. Cfr. punto 7 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  106. Cfr. punto 6 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  107. Cfr. punto 14 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  108. Cfr. punto 20 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020. Come precisato, sono fatte salvo le attività di cantieri relativi alla realizzazione e manutenzione di strutture sanitarie e di protezione civile, alla manutenzione della rete stradale, autostradale, ferroviaria, del trasporto pubblico locale, nonché quelli relativi alla realizzazione, manutenzione e funzionamento degli altri servizi essenziali o per motivi di urgenza o sicurezza.
  109. Cfr. punto 23 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  110. Cfr. punto 27 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  111. Cfr. punto 28 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  112. Cfr. punto 29 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  113. Cfr. punto 30 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  114. Cfr. punto 31 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  115. Cfr. punto 15 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  116. Cfr. punto 16 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  117. Cfr. punto 8 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  118. Cfr. punto 9 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  119. Cfr. punto 12 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  120. Cfr. punto 17 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  121. Cfr. punto 22 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  122. Cfr. punto 18 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  123. Cfr. punto 23 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  124. Cfr. punto 27 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  125. Cfr. punto 29 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020. Viene precisato che tali esami si devono svolgere preferibilmente con modalità a distanza o, in caso contrario, con la garanzia della distanza di sicurezza interpersonale di un metro.
  126. Cfr. punto 11 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  127. Cfr. punto 32 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  128. Cfr. punto 4 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  129. Cfr. punto 13 ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  130. Cfr. lett. a) ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  131. Cfr. lett. b) ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  132. Cfr. lett. c) ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  133. Cfr. lett. d) ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  134. Cfr. lett. e) ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  135. Cfr. lett. f) ordinanza regionale cui al DPGR n. 34 del 21 marzo 2020.
  136. Il DPCM del 22 marzo 2020 è consultabile in https://bit.ly/2y39ndm.
  137. Cfr. art. 2 DPCM 22 marzo 2020.
  138. Cfr. art. 1 co. 1 lett. a) e c) DPCM 22 marzo 2020.
  139. Cfr. art. 1 co. 1 lett. b) DPCM 22 marzo 2020.
  140. Cfr. art. 1 co. 1 lett. d) ed e) DPCM 22 marzo 2020.
  141. Cfr. art. 1 co. 1 lett. f) DPCM 22 marzo 2020.
  142. Cfr. art. 1 co. 1 lett. g) DPCM 22 marzo 2020.
  143. Cfr. art. 1 co. 1 lett. h) DPCM 22 marzo 2020.
  144. Il decreto legge n. 19 del 2020 è consultabile in https://bit.ly/35bKp7N. A riguardo si veda F. Cintoli, Sul regime del lockdown in Italia (note sul decreto legge n. 19 del 25 marzo 2020), in federalismi.it Oss. Emerg. Covid-19, aprile 2020.
  145. F. Cintoli, Sul regime del lockdown in Italia (note sul decreto legge n. 19 del 25 marzo 2020), cit., 2.
  146. Alla lettura del quale si rimanda.
  147. In questo modo F. Cintoli, Sul regime del lockdown in Italia (note sul decreto legge n. 19 del 25 marzo 2020), cit., 3.
  148. Cfr. art. 2 co. 2 d.l. n. 19 del 2020.
  149. Cfr. art. 3 co. 1 d.l. n. 19 del 2020.
  150. Art. 3 co. 1 d.l. n. 19 del 2020.
  151. Ibidem.
  152. Il DPCM del 28 marzo 2020 è consultabile all’indirizzo https://bit.ly/2KFWWqu.
  153. L’ordinanza regionale cui al DPGR piemontese n. 35 del 29 marzo 2020 è consultabile in https://bit.ly/3cVjpfA.
  154. Il DPCM del 1 aprile 2020 è consultabile in https://bit.ly/2VGUzKx.
  155. Cfr. art. 1 co. 1 e 3 DPCM 1 aprile 2020.
  156. Cfr. art. 1 co. 1 DPCM 1 aprile 2020.
  157. Cfr. art. 1 co. 2 DPCM 1 aprile 2020.
  158. L’ordinanza regionale cui al DPGR n. 36 del 3 aprile 2020 è consultabile in https://bit.ly/2KQkd9z.
  159. Cfr. punto 23 ordinanza regionale cui al DPGR n. 36 del 3 aprile 2020.
  160. Cfr. punto 9 ordinanza regionale cui al DPGR n. 36 del 3 aprile 2020.
  161. Cfr. punto 15 ordinanza regionale cui al DPGR n. 36 del 3 aprile 2020.
  162. I chiarimenti all’ordinanza cui al DPGR n. 36 del 3 aprile 2020 sono consultabili in https://bit.ly/35nrRkX.
  163. L’ordinanza regionale cui al DPGR n. 38 del 6 aprile 2020 è consultabile in https://bit.ly/2W8Ef4a.
  164. L’ordinanza regionale cui al DPGR n. 39 del 6 aprile 2020 è consultabile in https://bit.ly/2y4n5Nh.
  165. Cfr. punto 10 ordinanza regionale cui al DPGR n. 39 del 6 aprile 2020.
  166. Cfr. punto 16 ordinanza regionale cui al DPGR n. 39 del 6 aprile 2020.
  167. Cfr. punto 17 ordinanza regionale cui al DPGR n. 39 del 6 aprile 2020.
  168. Cfr. punto 25 ordinanza regionale cui al DPGR n. 39 del 6 aprile 2020.
  169. L’ordinanza regionale cui al DPGR n. 40 del 7 aprile 2020 è consultabile in https://bit.ly/2VR3N76.
  170. L’ordinanza regionale cui al DPGR n. 41 del 9 aprile 2020 è consultabile in https://bit.ly/2yWUVng.
  171. Cfr. punto 1 ordinanza regionale cui al DPGR n. 41 del 9 aprile 2020.
  172. Cfr. punto 2 ordinanza regionale cui al DPGR n. 41 del 9 aprile 2020.
  173. Cfr. punto 3 ordinanza regionale cui al DPGR n. 41 del 9 aprile 2020.
  174. Il DPCM del 10 aprile 2020 è consultabile in https://bit.ly/3d5ZYAL.
  175. L’ordinanza regionale cui al DPGR n. 43 del 13 aprile 2020 è consultabile in https://bit.ly/2z0pBEc.
  176. L’ordinanza regionale cui al DPGR n. 47 del 20 aprile 2020 è consultabile in https://bit.ly/3aZOvB4.
  177. Cfr. punto 1 ordinanza regionale cui al DPGR n. 47 del 20 aprile 2020.
  178. Cfr. punto 2 ordinanza regionale cui al DPGR n. 47 del 20 aprile 2020.
  179. Cfr. punto 3 ordinanza regionale cui al DPGR n. 47 del 20 aprile 2020.
  180. La nota dell’Assessorato Regionale alla Cultura, al Turismo e al Commercio del 20 aprile 2020 è consultabile in https://bit.ly/35vyEZZ.
  181. Il DPCM del 26 aprile 2020 è consultabile in https://bit.ly/2ycEByW.
  182. Cfr. art. 10 DPCM 26 aprile 2020.
  183. Cfr. art. 1 co. 1 lett. a) DPCM 26 aprile 2020.
  184. Ibidem.
  185. Cfr. art. art. 1 co. 1 lett. e) DPCM 26 aprile 2020.
  186. Cfr. art. art. 1 co. 1 lett. i) DPCM 26 aprile 2020.
  187. Cfr. art. art. 1 co. 1 lett. g) DPCM 26 aprile 2020.
  188. Cfr. art. art. art. 2, in part. co. 1 e 9 DPCM 26 aprile 2020.
  189. Cfr. art. 7 DPCM 26 aprile 2020.
  190. Cfr. art. 1 co. 1 lett. aa).
  191. L’ordinanza cui al DPGR n. 49 del 30 aprile 2020 è consultabile in https://bit.ly/3bYjS0b.
  192. Cfr. punto 1 ordinanza cui al DPGR n. 49 del 30 aprile 2020.
  193. Cfr. punto 2 ordinanza cui al DPGR n. 49 del 30 aprile 2020.
  194. Cfr. punto 1 ordinanza cui al DPGR n. 49 del 30 aprile 2020.
  195. Cfr. punto 4 ordinanza cui al DPGR n. 49 del 30 aprile 2020.
  196. Cfr. punto 5 ordinanza cui al DPGR n. 49 del 30 aprile 2020.
  197. Cfr. punto 3 ordinanza cui al DPGR n. 49 del 30 aprile 2020.
  198. Cfr. punto 3 lett. a) ordinanza cui al DPGR n. 49 del 30 aprile 2020.
  199. Cfr. punto 3 lett. b) ordinanza cui al DPGR n. 49 del 30 aprile 2020.
  200. Ibidem.
  201. Cfr. punto 3 lett. c) ordinanza cui al DPGR n. 49 del 30 aprile 2020.
  202. Cfr. punto 3 lett. d) ordinanza cui al DPGR n. 49 del 30 aprile 2020.
  203. Cfr. punto 3 lett. e) ordinanza cui al DPGR n. 49 del 30 aprile 2020.
  204. L’ordinanza regionale cui al DPGR n. 50 del 2 maggio 2020 è consultabile in https://bit.ly/2xCOK7J.
  205. Cfr. punto 3 ordinanza cui al DPGR n. 50 del 2 maggio 2020.
  206. Cfr. punto 2 ordinanza cui al DPGR n. 50 del 2 maggio 2020.
  207. Cfr. punto 5 ordinanza cui al DPGR n. 50 del 2 maggio 2020.
  208. Cfr. punto 7 ordinanza cui al DPGR n. 50 del 2 maggio 2020.
  209. Cfr. punto 8 ordinanza cui al DPGR n. 50 del 2 maggio 2020.
  210. Cfr. punto 12 ordinanza cui al DPGR n. 50 del 2 maggio 2020.
  211. Cfr. punto 13 ordinanza cui al DPGR n. 50 del 2 maggio 2020. Precisa tale punto 13: «[i]n particolare dovranno essere osservate le seguenti ulteriori prescrizioni: a) il cavaliere non può intrattenersi più di 120 minuti; b) l’impianto deve garantire una superficie minima di mq 500 per ciascun binomio; c) se il cavaliere è minore deve essere accompagnato o munito di delega dei genitori se affidato a terzi».
  212. Cfr. punto 14 ordinanza cui al DPGR n. 50 del 2 maggio 2020.
  213. Punto 15 ordinanza cui al DPGR n. 50 del 2 maggio 2020.

Stefano Rossa

Dottorando in Diritto Amministrativo nell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "A. Avogadro"